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Il Soave dei Cru
Le vigne storiche
di Aldo Lorenzoni
...“La parola cru indica un terreno e un vino di qualitą peculiari,
che lo distinguono dagli altri cru dello stesso pendio”...
Hugh Johnson, Atlante Mondiale dei Vini
Le vigne storiche, o la viticoltura storica, sono il frutto oggi di una
lunga serie di modificazioni avvenute su un territorio nel corso dei secoli.
Sedimentate nella vita e nell’attività di migliaia di piccole aziende
viticole che insieme determinano l’identità di un territorio produttivo
(come nel caso del Soave, ma anche di altri territori storici del vino).
Queste realtà produttive complesse, contraddistinte spesso anche
da una marginale redditività delle singole aziende, sono state
fino a oggi la sintesi di un sistema economico fortemente legato a un
uso rispettoso delle risorse naturali del territorio.
Il comprensorio del Soave rappresenta certamente una delle realtà
vitivinicole più importanti non solo in ambito regionale ma anche a livello
nazionale. Si tratta infatti della prima zona tipica di vini pregiati italiani,
delimitata nel 1931 e riconosciuta con Regio decreto nel 1936, della
prima area a DOC veneta (1968) e della prima DOCG veneta (1998).
Oggettivamente, si può affermare che il Soave è il comprensorio
più importante e attivo nella produzione di vini bianchi originali italiani.
Sono del resto i numeri stessi della denominazione a definire le
ambizioni e le valenze sia tecniche che economiche di questo territorio
circoscritto e sostanzialmente originale dal punto di vista ampelografico,
pedologico, climatico e tecnologico.
Pur delimitata in un’area relativamente ristretta, poco più di 10.000
ettari complessivi, i vigneti iscritti alla DOC Soave e Soave Classico
sono quasi 6.900 ettari, rappresentando dal punto di vista numerico
circa un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini qualificati
DOC e circa il 40% in provincia di Verona.
Le aziende viticole interessate sono quasi 3.000. Questa frantumazione
aziendale, accentuata ulteriormente da una dispersione dei
singoli appezzamenti in conduzione di una stessa azienda in aree
diverse, non traspare, però da una visione d’insieme delle colline interamente
ricoperte di viti.
Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica
che per specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso è indicato
come l’unica area veronese vocata per la produzione di grandi vini
bianchi), assume nel contesto regionale e più in generale nell’articolato
panorama dell’enologia italiana un ruolo di riferimento.
Le recentissime rilevazioni delle superfici vitate e gli altri dati elaborati
dal Consorzio di Tutela hanno confermato i dati storici della DOC Soave.
La fotografia che ne esce è ancora quella di un’area, forse con la più alta
densità viticola al mondo, con un comprensorio tra i più caratterizzati,
omogenei e meno compromessi da altre attività economiche.
La valorizzazione dei Cru
di Giovanni Ponchia
L’indagine di approfondimento sulle vigne del Soave, voluta dal
consorzio e sostenuta da Veneto Agricoltura, è caratterizzata da un
approccio originale. Partendo dai numerosi studi già realizzati, ed
in particolare dalla zonazione, sono state predisposte delle schede
aziendali, relative alle aziende vitivinicole più significative per le diverse
zone omogenee già definite, riportanti le strutture produttive e di
trasformazione, le etichette e le caratteristiche dei vini.
Successivamente sono stati identificati, per selezione e classificazione,
i vigneti caratteristici di ogni terroir e descritte le variabili relative
ai vigneti, alla loro gestione e alla vinificazione ed affinamento dei vini
da essi ottenuti. Tale fase è stata accompagnata da una ulteriore verifica
pedologica sui vigneti.
Un lavoro a più mani che ha evidenziato il percorso di conoscenza,
intrapreso dal Consorzio per valorizzare ogni singola vigna. Un
lavoro propedeutico a questo volume che invece vuole essere una
vera e propria guida alle vigne storiche del Soave. Per ogni cru è
stato quindi elaborato un fascicolo contenente non solo i dati tecnici
ma anche gli elementi storici, etimologici e umani legati a tale produzione.
La comprensione dei caratteri ambientali, responsabili
della qualità organolettica conferita ai vini, è stata ottenuta
attraverso una serie di lunghe indagini che hanno riguardato
il suolo, le radici, l’acqua disponibile, l’apparato fogliare, il grappolo,
il clima, i vini. L’identificazione e la delimitazione di ogni
singola zona sono state accuratamente vagliate dal punto di vista
storico, pedologico ed agronomico.
Per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico di ogni singolo
vigneto sono stati rilevati dati riguardanti l’altitudine, l’esposizione,
l’età delle vigne, le forme di allevamento, le pratiche
agronomiche, oltre alle coordinate catastali.
Le degustazioni hanno visto mettere a confronto le bottiglie in
commercio con i campioni degli stessi vini prelevati dalla vasca e
con altri derivati da microvinificazioni svolte al di fuori dei singoli
contesti aziendali, a parità di condizioni e lavorazione.
Il tutto finalizzato alla ricerca di un filo conduttore (dal punto
di vista aromatico) che caratterizzi i vini provenienti dalle stesse
aree. Questo lavoro è già stato efficacemente sintetizzato nella
dettagliata carta dei Grandi Cru del Soave (integralmente riportata
alle pagine 22-23) dove nell’ambito di tutti i territori vitati
sono state infatti circoscritte sottozone omogenee per caratteristiche
pedologiche, climatiche e produttive all’interno delle quali
sono stati dettagliatamente individuati una cinquantina di Cru
aziendali. In qualche sottozona sono presenti più Cru di diversi
produttori, qualche altra è al momento identificata con un unico
Cru, altre ancora pur avendo un’importante identità non risultano
ancora valorizzate da nessuna etichetta.
Da questo dettagliato percorso di studio e conoscenza, che ha
avuto nella ricerca agronomica da una lato e culturale dall’altro la
propria sintesi, si evidenzia ciò che oggi diventa il nuovo traguardo
del Consorzio, vale a dire la valorizzazione dei cru, partendo dal
vino e ricostruendone la storia. Per esempio per quanto riguarda
l’area del Soave Classico, dove da sempre sono più forti le testimonianze
produttive legate alle singole vigne, le 10 sottozone originariamente
individuate con il progetto di zonazione viticola sono
state ulteriormente divise in 39 sottozone o macroaree. All’interno di
queste sono state quindi individuate le singole vigne che da tempo
stanno generando alcuni tra i più significativi vini del Soave.
Per sintetizzare possiamo quindi concludere che, mentre le sottozone
sono delle macro-aree che servono ad identificare meglio un
vino e a distinguerlo dai prodotti con lo stesso nome di altre sottozone,
questa volta siamo nel campo delle micro-aree, grandi al massimo
qualche decina di ettari, ma spesso anche soltanto qualche ettaro.
Questo lavoro, quindi, oltre che dare risposte definitive relativamente
a confini ed identità, vuol essere un contributo ulteriore
per far crescere la conoscenza di ogni vigna valorizzandone la
propria intrinseca specificità, un’ altro importante passo in questo
percorso di conoscenza che sta particolarmente caratterizzando
in questi anni le iniziative del Consorzio di Tutela.





