Pubblicato il 28 gennaio 2014

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INAMA

A partire dai primi anni Sessanta Giuseppe Inama iniziò ad acquistare piccoli appezzamenti sulle colline del Soave Classico. Nonostante il Soave fosse il vino bianco italiano più famoso nel mondo, pochi avevano compreso quanto sarebbe stato importante possedere la miglior terra per assicurare un futuro di continuità qualitativa al proprio vino. L’intuizione del fondatore fu proprio quella di capire che un giorno il territorio del “Classico” sarebbe stato indispensabile per produrre vini irripetibili altrove. Vini minerali e floreali, con equilibrio ed eleganza per corrispondere pienamente al concetto di vino al di sopra delle mode.

Oggi questa proprietà conta su circa 30 ettari. La vocazione, unica per le uve bianche, è data dalla natura vulcanica del terreno: un basalto lavico puro, il solo con tali caratteristiche nel nord Italia. In epoca Romana fu subito vitato probabilmente con un antico Grecanicum divenuto poi Garganega nell’accezione locale. Pertanto, è cosa nota che la Garganega, principale e per noi unica uva per la produzione del Soave Classico, ha qualcosa come almeno 2000 anni di residenza sul territorio.                Come in molte altre aree viticole italiane, negli anni ‘80 e ‘90 sono state introdotte alcune parcelle di vitigni francesi, nel nostro caso Sauvignon e Chardonnay.

Il progressivo ritorno in auge del Soave Classico ha relegato tale operazione ad una positiva esperienza legata ad un particolare momento storico.

Di notevole importanza è stata però l’esperienza ricavata dalla combinazione tra il territorio e questi vitigni non “adattati” allo stesso. In breve tempo ci si è resi conto che in un’area di grande personalità è sempre il territorio con le sue caratteristiche a dominare il vitigno e non viceversa.

Questa esperienza ha aiutato a comprendere perché le vecchie pergole di Garganega esprimano determinati sapori, aromi ed eleganze solamente sulle colline del Soave Classico e non altrove, anche se a pochi chilometri di distanza.

E’ stata pertanto nostra scelta quella di mantenere quanto più possibile gli impianti di vecchie viti al fine di massimizzare queste caratteristiche.

 

“Siamo  una famiglia che produce vino da oltre quarant’anni come unica attività.  Arrivati alla terza generazione, abbiamo ben definito il nostro progetto: produrre vini diversi che posseggano come unico fine quello di corrispondere  alla nostra visione del territorio, al di fuori degli stili e dai gruppi di  tendenza.

Lavoriamo in regime di agricoltura biologica perché riteniamo ci dia un frutto migliore, ma non lo dichiariamo in etichetta. Crediamo nel vino che genera emozioni, possibilmente “alla cieca” e per fare questo abbiamo sviluppato il nostro saper fare interno, senza avvalerci di consulenti e wine guru. Ci affidiamo alla quotidianità e al minimalismo enologico, rispettando le buone pratiche  enologiche che hanno gettato le basi del vino moderno”.

 

Scheda di Inama

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