Martedì, 8 lug 2008 - 23:24:05
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Venetian Cluster
castello di Soave

Profilo storico

 

Alla fine del 1800 nacquero le prime società enologiche.
La prima venne fondata da Giulio Camuzzoni nel 1872 con il capitale di lire 37.850. Dalle relazioni del tecnico Carlo Rossi si apprende che detta società effettuava spedizioni non solo in tutta Italia ma anche a Vienna, Berlino, Ginevra, Alessandria d’Egitto, Caracas, Lima, Buenos Ayres e Gestiva cantine in Valpolicella, Valpantena, Monteforte. Però la consistenza di queste cantine doveva essere ben modesta; nel rapporto del 1880 si legge, infatti, che tale società aveva un totale di 3.772 ettolitri di cui 3.202 di vino rosso.

La società enologica veronese ebbe la durata di dieci anni e nel 1882, contro ogni previsione, miseramente falliva seguendo così la stessa sorte di molte altre società enologiche di quel tempo. Ben diversa evoluzione ebbero successivamente le “cantine sociali” istituite alla fine del XIX e nei primi anni del XX.
Nel 1899 i viticoltori del luogo aderirono al Consorzio di difesa antigrandine (che consigliava l’impiego di cannoni grandinifughi) e nello stesso anno inauguravano a Soave una prima Cantina Sociale Cooperativa che ebbe la sua costituzione legale il 9 giugno 1901.
Nel 1906 tale cantina, come appare dalla Carta Enologica della Provincia, aveva una capacità di 6500 ettolitri. Nello stesso documento sono anche elencate le cantine dei F.lli Ruffo con 4000 ettolitri e del dr. Leonildo Pieropan con 300 ettolitri, ma erano già avviate altre cantine importanti fra le quali quelle dei F.lli Bolla, Ambrosini, Visco, Camuzzoni e quella, fondata nel 1843 in IIIasi, della famiglia Santi.

Nel 1911 si costituiva a Soave il Consorzio Antifilosserico Comunale e nel 1929 si organizza “la Festa dell’Uva”. Questa manifestazione, la prima del genere in Italia, venne promossa dal dott. Luigi Zanini, presidente della Cantina Sociale di Soave.Pagina del verbale del Consiglio di Amministrazione della Cantina Sociale di Soave (1930) (per gentile concessione della Cantina di Soave).

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carro inizi secoloCon l’inizio del nuovo secolo, oltre ai problemi legati alle malattie che mettono in grave difficoltà tutta la viticoltura Veronese, sorge l’esigenza di tutelare i migliori prodotti dalle frodi e dall’uso improprio del nome.
Nel 1924 veniva votato un primo provvedimento di tutela per la difesa di vini tipici ed il 13 maggio 1926 nasceva il Consorzio per la difesa del Vino Tipico Soave sotto la presidenza del Cav. Enrico Perezzan. Da subito l’Istituto di Viticoltura di Conegliano iniziò uno studio approfondito che portò a delineare le caratteristiche specifiche dei vini e a delimitare la zona di produzione che, per il Soave, coincide con la zona oggi definita CLASSICA.

Purtroppo la legge votata fu disattesa per alcune lacune tecniche ed il dibattito si protrasse fino al riconoscimento della Legge 1164 del 1930. Sembrava che fosse finalmente superato il periodo delle incertezze e delle divergenze. Infatti un primo gruppo di vini pregiati italiani parve trovare realmente la sua tutela in detta legge.
Fra i vini veronesi, solamente il Soave ottenne per decreto la delimitazione della zona di produzione da parte del Ministero dell’Agricoltura (D.M. 23 ottobre 1931), il quale accolse totalmente le proposte fatte dalla Stazione di Viticoltura di Conegliano, che aveva compiuto uno studio accurato del vino Soave e della sua zona.
Purtroppo tale decreto, (come quelli che furono emessi per altri vini pregiati italiani), restò lettera morta, in quanto la legge del 1930 era minata da tali imperfezioni e lacune legislative da rendere praticamente vana la costituzione dei Consorzi di difesa dei singoli prodotti. Tra le tante carenze, la legge non aveva previsto l’obbligatorietà d’iscrizione ai Consorzi da parte dei produttori, né prevedeva l’applicazione di sanzioni per coloro che, non appartenendo al Consorzio, abusassero, nel commercio, del nome del vino tutelato.

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La zona del Soave, dal secondo dopoguerra in poi, proprio per l’importanza che la coltura della vite andava assumendo, fu oggetto continuo e costante di studi e rilevazioni soprattutto a cura della Stazione sperimentale di Conegliano e dell’Osservatorio per le malattie delle Piante di Verona, guidati dai prof. Italo Cosmo e Dino Rui con tutti i loro collaboratori.

Il primo disciplinare del vino Soave è approvato nel 1968 DPR 21/08/68 e DPR 22/10/68 patrocinato dal prof. Italo Cosmo. Tale disciplinare, sotto il profilo ampelografico andava a fotografare una situazione in evoluzione, fissando la quota per la Garganega tra il 70 e 90% ed il Trebbiano di Soave o nostrano tra il 10 ed il 30%.
Il 5 giugno 1970 viene costituito il Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave che, con l’adesione delle Cantine Sociali della zona raccoglie il grande patrimonio di lavoro, di sacrifici e di studi che arrivano dal mondo produttivo nell’area del Soave.

Negli anni ‘80 arrivarono in zona i primi Chardonnay e Pinot Bianco, vitigni interessanti sia per vinificazioni in purezza che in uvaggio con la tradizionale Garganega. Perciò nel 1992 (DPR 18/06/92) veniva aggiornato il disciplinare di produzione con l’introduzione nel 30% dei vitigni complementari: anche di queste due varietà accanto al Trebbiano di Soave.
Va, tuttavia, sottolineato che recenti rilievi del Consorzio di Tutela fanno stimare in non più di 200 ettari la superficie attualmente investita a Chardonnay e Pinot Bianco (meno del 4%) nella zona di produzione, per lo più utilizzati in purezza per la produzione della DOC Garda. La sfida dei mercati, la specializzazione sempre più spinta, l’affinamento delle tecniche di coltivazione richiedevano però una costante attenzione sull’evoluzione anche delle realtà produttive del Soave.

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mappa - Pino MonacoNegli ultimi anni sono state pubblicate numerose mappe che identificano i siti più importanti all’interno della zona classica e nel resto della denominazione: nel 1992 è stata fatta una “mappa” curata da Pino Monaco sui vigneti del Soave Classico, seguita da un’altra ancora oggi graficamente valida su “IL SOAVE, LE VIGNE ED IL VINO”.
Nel 1995 è stata pubblicata una mappa curata da Aldo Lorenzoni e Gaetano Tobin sul “Soave Classico vigneto per vigneto, Cantina per Cantina” con lo scopo di evidenziare le diverse localizzazioni dei “cru” ed i vigneti più importanti delle varie aziende sia in proprietà sia in conduzione.

Nel 1996, il Consorzio di Tutela (che porterà nel 1998 il Recioto di Soave alla denominazione di origine controllata e garantita – D.O.C.G. – primo vino del Veneto a raggiungere tale traguardo; e nel 2001 allo stesso traguardo anche il “Soave Superiore”), dà il via al progetto di ricerca relativo alla “Zonazione della Denominazione” ribadendo, con l’aiuto della ricerca, la propria unicità ed evocando tutto il patrimonio storico-ambientale offerto dai diversi “territori” che compongono la denominazione stessa. L’obiettivo della nuova ricerca era e resta quello di valorizzare tutte le specifiche diversità all’interno di un’area che ha una propria definita identità. Il programma prevedeva lo studio dei fattori della produzione in diversi areali della denominazione, per cui vitigno, clima, suolo, tecniche colturali, microflora blastomicetica e tecnica di vinificazione divennero oggetto di studio con rilievi molto approfonditi.

Questo lavoro, che ha comportato notevole impegno e sacrificio di operatori ed associati, nel 2001 è stato correlato e integrato con una autonoma ricerca promossa dal Consorzio di Tutela sui toponimi e microaree con storia e valorizzazione dell’intera denominazione e di ogni singolo “cru” all’interno della zona di produzione.
Con quest’opera il Consorzio ha ritenuto di approfondire ulteriormente, iniziando con la zona Classica, la conoscenza di queste aree da sempre patrimonio della viticoltura del Soave. Per alcune di esse si tratta di “vigne” già ben definite, con una storia certa, con risultati enologici importanti e spesso riconosciuti in tutto il mondo, la cui identità, pur delineata nei suoi aspetti pedologici, climatici e morfologici, non ha ancora avuto sufficiente valorizzazione .

Questa pubblicazione, razionale e completa è una risposta concreta alle esigenze di conoscenza reale dei parametri agronomici e microclimatici nei singoli vigneti del Soave e costituisce un primo completo profilo delle potenzialità di ogni area, con le relative indicazioni colturali finalizzate ad ottenere il massimo risultato qualitativo.
E’, quindi, una nuova sfida per il Soave, un vino sempre moderno con ... 2000 anni di storia.

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