Domenica, 1 ago 2010 - 03:21:59
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Venetian Cluster
castello di Soave

il SISTEMA SOAVE

 

 

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[estratti]

La D.O.C. Soave rappresenta senza ombra di dubbio la denominazione più significativa nell’importante panorama dei vini a denominazione di origine controllata del Veneto. La fotografia complessiva che ne esce è ancora quella di un’area, forse con la più alta densità viticola al mondo, con un comprensorio tra i più caratterizzati ed omogenei e meno compromessi da altre attività economiche. Le recentissime rilevazioni delle superfici vitate, e degli altri dati rilevati ed elaborati dal Consorzio di Tutela hanno confermato i dati storici della D.O.C. Soave.
Nell’ambito dei 13 comuni interessati alla denominazione sono stati rispettivamente rilevati i seguenti ettari di superficie iscritti all’albo dei vigneti:

tabella dati

Aziende viticole che hanno utilizzato la denominazione nel 2004:
conferenti l’uva presso le cantine sociali n° 2310
conferenti a vinificatori privati n° 411
vinificatori in proprio n° 80
Totale n° 2781
Complessivamente nell’area del Soave si possono oggi stimare impegnati stabilmente nell’attività viticola 2.510 operatori a tempo pieno ai quali si aggiungono 1.200 operatori che vi si dedicano solo part-time.

Per quanto riguarda la struttura e la dimensione aziendale media, nell’ambito delle imprese che producono le uve per il Soave, un’indagine del Consorzio ha sottolineato come, accanto ad un frazionamento aziendale significativo, anche l’età sensibilmente avanzata dei conduttori sia espressione di un attaccamento tutto particolare alla vigna. Tante di queste imprese esprimono comunque al loro interno, quella continuità aziendale che poi emerge con più evidenza nel momento in cui si analizza la crescita di giovani imprese ed il valore del terreno sempre più elevato in rapporto alla redditività delle aziende stesse.

sistema soave

Questa frantumazione aziendale, accentuata ulteriormente da una dispersione in aree diverse dei singoli appezzamenti condotti da una stessa azienda, non traspare, però da una visione d’insieme delle colline interamente ricoperte di viti fino dove non possono arrivare né macchine né trattori, ma dove arriva invece la tenacia e la passione dei viticoltori per ottenere un prodotto di grande eccellenza. Il sistema produttivo soavese ha, nel corso degli anni, beneficiato di alcuni fattori fondamentali:
1) l’operatività capillare e professionale delle strutture cooperative che hanno valorizzato al meglio le vocazionalità di un territorio oggettivamente fortunato ed ottimizzato un variegato patrimonio umano che su questo territorio ha investito da sempre;
2) la capacità imprenditoriale e tecnologicamente avanzata di un gruppo di imbottigliatori hanno saputo proporre e promuovere in tutti i mercati mondiali il Soave come il vino bianco per eccellenza;
3) un gruppo di piccole e medie aziende agricole a carattere prevalentemente familiare (e destinate a crescere nel numero e nella qualità) che da anni stanno valorizzando il Soave attraverso proposte sempre più qualificate di “cru” aziendali con vini sorprendenti e molto caratterizzati.

LE ZONE DEL TERRITORIO “SOAVE”. - Con il riconoscimento della DOCG al Recioto di Soave e successivamente con le nuove delimitazioni per il Soave Superiore DOCG l’area di produzione è stata sostanzialmente divisa in tre sottozone quasi equivalenti per dimensione e per consistenza viticola.
La zona più antica, detta anche zona storica, delimitata per la prima volta nel 1931 e coincidente con il Soave Classico, si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d’Alpone e Soave ed è interessata da una superficie vitata di 1.700 ettari.
La seconda zona, praticamente tutta collinare, va da San Martino Buon Albergo a Roncà interessando i rilievi della Val di Mezzane, Val d’Illasi, Val Tramigna e Val d’Alpone e costituisce la sottozona Colli Scaligeri; in quest’area si possono stimare 2.400 ettari.
La terza zona del Soave DOC è situata negli areali più o meno pianeggianti delle vallate già citate per una superficie di circa 2.400 ettari.

I VITIGNI: LA GARGANEGA E GLI ALTRI - Per una denominazione di origine la base ampelografica è uno degli elementi fondamentali insieme con il territorio, la zona di produzione e la tecnica colturale.
Il Soave, sia per storia che per dimensioni, può rappresentare un’originale punto di osservazione sull’evoluzione della selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato origine al vino. Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato nel territorio del Soave, unica tra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronesi, una specifica identità legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenziava dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi conentito una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi ai massimi livelli qualitativi. Garganega e Trebbiano di Soave, così come noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale tra vitigno ed ambiente a cui l’uomo ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.
Questa la situazione ampelografica nell’area del Soave dai dati stimati ed elaborati dal Consorzio in sinergia con i Vivai Cooperativi di Rauscedo.

sistema soave

Per fare un’analisi quanto più puntuale delle diverse aree e vallate, dal punto di vista produttivo, abbiamo ritenuto opportuno utilizzare i dati raccolti ed elaborati dal Consorzio nell’ambito delle ultime campagne relative al progetto di Tutela e di zonazione viticola. Accanto ad una stima produttiva vigneto per vigneto sono stati infatti anche elaborati i dati relativi all’età delle viti ed alla densità dell’impianto. Questa indagine ha riguardato in più anni quasi il 70% delle superfici iscritte alla DOC permettendo di tracciare una fotografia molto precisa ed aggiornata del vigneto Soave.

Dopo la frenata del 2004, l’anno 2005 si è confermato come un anno di svolta per il mondo del vino. Il consumatore, ha sensibilmente modificato la sua disponibilità all’acquisto sia per la sempre più forte competizione su alcuni mercati della nuova viticoltura, sia per un più nuovo e più riflessivo rapporto con il valore reale del vino. Il Soave che rinnovando le regole della denominazione ha fatto della gestione della denominazione e del corretto rapporto qualità/prezzo una costante del proprio marketing ha sofferto meno di altri vini, recuperando sia il valore delle produzioni che la qualità percepita dal consumatore.

Grazie ad un’oculata gestione della denominazione da parte della produzione svolta nel corso degli ultimi anni, è stato quest’anno, infatti, l’unico vino veronese e tra i pochi italiani, a tenere sul fronte dei valori. Prudenza nei prezzi e nelle quantità, attenzione alla qualità dei vini e valorizzazione delle produzioni sembrano oggi, quindi, i passaggi chiave per continuare ad essere protagonisti in un mercato sempre più competitivo. Fondamentale in questo senso il ruolo della produzione ed in particolar modo delle cantine sociali, per approfondire le analisi di mercato e fare quelle scelte che hanno consentito di adottare un unico linguaggio commerciale, dopo aver sensibilmente migliorato produzioni e qualità.

Diventa ora strategico per il Soave fare velocemente e coraggiosamente nuove scelte importanti per dare stabilità e continuità al mercato ed un sostegno forte alla denominazione con azioni promozionali adeguate ai tempi e proporzionate all’importanza economica del prodotto.
Il Soave, ricordiamolo, rappresenta da solo con i suoi 500.000 ettolitri il 40% della produzione a DOC della provincia di Verona ove sono concentrati il 14% delle DOC italiane ed il 60% delle DOC Venete. Il Soave, quindi, sia per la sua storia commerciale che per la consistenza e costanza delle produzioni è senz’altro il termometro d’eccellenza per quanto riguarda la situazione più generale dei vini bianchi italiani.
Possiamo anche verificare quale sia l’importanza di questa “piccola” area nel contesto nazionale dei vini a Denominazione di Origine. Quasi 5 bottiglie su 100 equivalgono alla produzione di tutte le Marche e l’Umbria insieme (4,8%) e si avvicina alle produzioni DOC delle Regioni Lombardia (5,9%) e Friuli (5,6%).

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