il SISTEMA SOAVE
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[estratti]
La D.O.C. Soave rappresenta senza ombra di dubbio
la denominazione più significativa nell’importante
panorama dei vini a denominazione di origine controllata del Veneto.
La fotografia complessiva che ne esce è ancora quella di
un’area, forse con la più alta densità viticola
al mondo, con un comprensorio tra i più caratterizzati ed
omogenei e meno compromessi da altre attività economiche.
Le recentissime rilevazioni delle superfici vitate, e degli altri
dati rilevati ed elaborati dal Consorzio di Tutela hanno confermato
i dati storici della D.O.C. Soave.
Nell’ambito dei 13 comuni interessati alla denominazione sono
stati rispettivamente rilevati i seguenti ettari di superficie iscritti
all’albo dei vigneti:

Aziende viticole che hanno utilizzato la denominazione nel 2004:
conferenti l’uva presso le cantine sociali n° 2310
conferenti a vinificatori privati n° 411
vinificatori in proprio n° 80
Totale n° 2781
Complessivamente nell’area del Soave si possono oggi stimare
impegnati stabilmente nell’attività viticola 2.510
operatori a tempo pieno ai quali si aggiungono 1.200 operatori che
vi si dedicano solo part-time.
Per quanto riguarda la struttura e la dimensione aziendale media,
nell’ambito delle imprese che producono le uve per il Soave,
un’indagine del Consorzio ha sottolineato come, accanto ad
un frazionamento aziendale significativo, anche l’età
sensibilmente avanzata dei conduttori sia espressione di un attaccamento
tutto particolare alla vigna. Tante di queste imprese esprimono
comunque al loro interno, quella continuità aziendale che
poi emerge con più evidenza nel momento in cui si analizza
la crescita di giovani imprese ed il valore del terreno sempre più
elevato in rapporto alla redditività delle aziende stesse.

Questa frantumazione aziendale, accentuata ulteriormente da una
dispersione in aree diverse dei singoli appezzamenti condotti da
una stessa azienda, non traspare, però da una visione d’insieme
delle colline interamente ricoperte di viti fino dove non possono
arrivare né macchine né trattori, ma dove arriva invece
la tenacia e la passione dei viticoltori per ottenere un prodotto
di grande eccellenza. Il sistema produttivo soavese ha, nel corso
degli anni, beneficiato di alcuni fattori fondamentali:
1) l’operatività capillare e professionale
delle strutture cooperative che hanno valorizzato al meglio le vocazionalità
di un territorio oggettivamente fortunato ed ottimizzato un variegato
patrimonio umano che su questo territorio ha investito da sempre;
2) la capacità imprenditoriale e tecnologicamente
avanzata di un gruppo di imbottigliatori hanno saputo proporre e
promuovere in tutti i mercati mondiali il Soave come il vino bianco
per eccellenza;
3) un gruppo di piccole e medie aziende agricole
a carattere prevalentemente familiare (e destinate a crescere nel
numero e nella qualità) che da anni stanno valorizzando il
Soave attraverso proposte sempre più qualificate di “cru”
aziendali con vini sorprendenti e molto caratterizzati.
LE ZONE DEL TERRITORIO “SOAVE”. -
Con il riconoscimento della DOCG al Recioto di Soave e successivamente
con le nuove delimitazioni per il Soave Superiore DOCG l’area
di produzione è stata sostanzialmente divisa in tre sottozone
quasi equivalenti per dimensione e per consistenza viticola.
La zona più antica, detta anche zona storica, delimitata
per la prima volta nel 1931 e coincidente con il Soave Classico,
si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d’Alpone
e Soave ed è interessata da una superficie vitata di 1.700
ettari.
La seconda zona, praticamente tutta collinare, va da San Martino
Buon Albergo a Roncà interessando i rilievi della Val di
Mezzane, Val d’Illasi, Val Tramigna e Val d’Alpone e
costituisce la sottozona Colli Scaligeri; in quest’area
si possono stimare 2.400 ettari.
La terza zona del Soave DOC è situata negli
areali più o meno pianeggianti delle vallate già citate
per una superficie di circa 2.400 ettari.
I VITIGNI: LA GARGANEGA E GLI ALTRI - Per una
denominazione di origine la base ampelografica è uno degli
elementi fondamentali insieme con il territorio, la zona di produzione
e la tecnica colturale.
Il Soave, sia per storia che per dimensioni, può rappresentare
un’originale punto di osservazione sull’evoluzione della
selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato origine
al vino. Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano
individuato nel territorio del Soave, unica tra le zone storiche
di produzione dei vini pregiati veronesi, una specifica identità
legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che
lo differenziava dalle altre aree storiche del Bardolino e della
Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi conentito
una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi
ai massimi livelli qualitativi. Garganega e Trebbiano di Soave,
così come noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga
interazione naturale tra vitigno ed ambiente a cui l’uomo
ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.
Questa la situazione ampelografica nell’area del Soave dai
dati stimati ed elaborati dal Consorzio in sinergia con i Vivai
Cooperativi di Rauscedo.

Per fare un’analisi quanto più puntuale delle diverse
aree e vallate, dal punto di vista produttivo, abbiamo ritenuto
opportuno utilizzare i dati raccolti ed elaborati dal Consorzio
nell’ambito delle ultime campagne relative al progetto di
Tutela e di zonazione viticola. Accanto ad una stima produttiva
vigneto per vigneto sono stati infatti anche elaborati i dati relativi
all’età delle viti ed alla densità dell’impianto.
Questa indagine ha riguardato in più anni quasi il 70% delle
superfici iscritte alla DOC permettendo di tracciare una fotografia
molto precisa ed aggiornata del vigneto Soave.
Dopo la frenata del 2004, l’anno 2005 si è confermato
come un anno di svolta per il mondo del vino. Il
consumatore, ha sensibilmente modificato la sua disponibilità
all’acquisto sia per la sempre più forte competizione
su alcuni mercati della nuova viticoltura, sia per un più
nuovo e più riflessivo rapporto con il valore reale del vino.
Il Soave che rinnovando le regole della denominazione ha fatto della
gestione della denominazione e del corretto rapporto qualità/prezzo
una costante del proprio marketing ha sofferto meno di altri vini,
recuperando sia il valore delle produzioni che la qualità
percepita dal consumatore.
Grazie ad un’oculata gestione della denominazione da parte
della produzione svolta nel corso degli ultimi anni, è stato
quest’anno, infatti, l’unico vino veronese e tra i pochi
italiani, a tenere sul fronte dei valori. Prudenza nei prezzi e
nelle quantità, attenzione alla qualità dei vini e
valorizzazione delle produzioni sembrano oggi, quindi, i passaggi
chiave per continuare ad essere protagonisti in un mercato sempre
più competitivo. Fondamentale in questo senso il ruolo della
produzione ed in particolar modo delle cantine sociali, per approfondire
le analisi di mercato e fare quelle scelte che hanno consentito
di adottare un unico linguaggio commerciale, dopo aver sensibilmente
migliorato produzioni e qualità.
Diventa ora strategico per il Soave fare velocemente
e coraggiosamente nuove scelte importanti per dare stabilità
e continuità al mercato ed un sostegno forte alla denominazione
con azioni promozionali adeguate ai tempi e proporzionate all’importanza
economica del prodotto.
Il Soave, ricordiamolo, rappresenta da solo con i suoi 500.000 ettolitri
il 40% della produzione a DOC della provincia di Verona ove sono
concentrati il 14% delle DOC italiane ed il 60% delle DOC Venete.
Il Soave, quindi, sia per la sua storia commerciale che per la consistenza
e costanza delle produzioni è senz’altro il termometro
d’eccellenza per quanto riguarda la situazione più
generale dei vini bianchi italiani.
Possiamo anche verificare quale sia l’importanza di questa
“piccola” area nel contesto nazionale dei vini a Denominazione
di Origine. Quasi 5 bottiglie su 100 equivalgono alla produzione
di tutte le Marche e l’Umbria insieme (4,8%) e si avvicina
alle produzioni DOC delle Regioni Lombardia (5,9%) e Friuli (5,6%).

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