news 2005
12 dicembre 2005
• IL
SOAVE? UN CLASSICO… DISTRETTO DEL VINO BIANCO
Presentata la pubblicazione del Consorzio su "Il Sistema Soave
tra produzione e
mercato" curata da Aldo Lorenzoni.
La presentazione è stata preceduta da un interessante tavola
rotonda sull’
attuale situazione vitivinicola italiana animata da Fabio Piccoli
con la
partecipazione di:
- Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio Tutela Vini Soave
Recioto di
Soave,
- Emilio Pedron, delegato del Gruppo Italiano Vini e Presidente
del Consorzio del Valpolicella,
- Giorgio Pasqua, dell’omonima azienda viticola e Presidente
degli industriali veronesi del vino,
- Bruno Trentini, Direttore generale della Cantina di Soave,
- Andrea Sartori, guida della Sartori Vini e Presidente dell’Unione
Italiana vini.
IL SISTEMA SOAVE
Il Soave? Un Classico! C’è un vero e proprio sistema
alla base della positiva stagione dell’unico dei vini veronesi,
uno dei pochi italiani, che è riuscito a tenere sul fronte
dei valori in anni di stagnazione e regresso dei consumi. Un sistema
i cui elementi che per natura lo qualificano sono sostanzialmente
tre, i produttori, il Consorzio di tutela e le istituzioni, ma che
proprio grazie alla rete delle loro relazioni, arriva a comprendere
una quarta voce, quella del territorio, facendo di questo sistema
un vero distretto “cluster” del vino bianco.
Ed è proprio il Consorzio a tracciare, con una completa indagine,
il quadro socio economico attuale di questa DOC.
Peculiarità di questo sistema sono una rete di piccole e
medie aziende vitivinicole, proiettate al massimo livello qualitativo,
e più di 2.700 piccole aziende, che nel 2004 hanno utilizzato
la denominazione, per la gran parte coordinate da 7 Cantine Cooperative
che sanno ottimizzare al meglio, con appositi progetti, qualità
e produzioni. Strategiche queste anche in tema di valorizzazione
del territorio, organizzazione del lavoro e, non da ultima, in tema
di prezzi liquidati che fungono da riferimento anche per la
rimanente quota di prodotto disponibile.
Non meno importante il ruolo dell’ industria a cui è
affidato storicamente il compito della promozione sui mercati internazionali.
Piccoli produttori (la parcellizzazione anche dal punto di vista
della distribuzione degli appezzamenti è un aspetto peculiare:
più del 50% di aziende non arrivano a 5 ettari), cooperative
che assicurano funzionalità ed efficacia del sistema e industria,
agenti
profondamente diversi, finiscono quindi col confluire in un’unica
direttrice di azione, quella che è mossa dalla consapevolezza
delle potenzialità di un grande vino. Proprio attorno al
prodotto si concentra l’azione del Consorzio di tutela: promozione,
approfondimento tecnico, analisi scientifica, amministrazione della
Denominazione anche attraverso attenti controlli (tra
tutti il Progetto tutela che ha di fatto preceduto le funzioni del
riconoscimento ministeriale) diventano alcuni degli strumenti attraverso
i quali l’organismo di tutela di settore si affianca al laborioso
impegno dei produttori.
Da questa complessa progettualità nasce la zonazione
del Soave, la prima nel Veneto, strumento grazie al quale
una delle Denominazioni più prestigiose ha voluto porre sotto
la lente di ingrandimento tutti i fattori che identificano il Soave
(natura del terreno, esposizione, ruolo e conseguenze dell’azione
dell’uomo, tradizione, cultura e conoscenza dei padri ma anche
tecnologia e know-how dei figli) per ribadire che alla base della
sua unicità c’è l’unicità di un
territorio.
I risultati della ricerca e l’analisi precisa dei mercati,
hanno quindi spinto i produttori a riflettere profondamente sulle
regole delle
produzioni, differenziandone le tipologie secondo una precisa piramide
qualitativa.
Soave Doc, Colli Scaligeri, Soave Classico, Soave Superiore Docg,
senza contare il Recioto di Soave (il primo vino
veneto a godere dell’eccellenza che nel 2004 è stato
certificato per ben 1.793,20 ettolitri) diventano per il Soave un
poker di opportunità tra le quali scegliere per progettare
il miglior risultato aziendale trasmettendo con più convinzione
un chiaro concetto di ricerca e selezione qualitativa. Non c’è
più, quindi, solo e soltanto il fattore economico (anche
se oggi il vigneto Soave è tra i più
remunerativi in Italia), ma a fare da motivazione oggi c’è
proprio una nuova attenzione al territorio ed al consumatore che
al desiderio affianca curiosità ed impegno nel virtuoso circolo
della conoscenza. Come dire, dunque, che ad essere soddisfatta è
la “sete” in senso lato.
Le nuove progettualità di ricerca, proposte dal Consorzio
e condivise da Veneto Agricoltura, vanno proprio in questa direzione:
1. conoscenza e tutela del territorio e delle sue
valenze paesaggistiche per coinvolgere il consumatore nel concetto
di produzione e come custode di questo patrimonio condivisibile;
2. valorizzazione dei cru aziendali e della loro
storia come testimonianza vera di un sistema coeso, omogeneo e ricco
di suggestive peculiarità e di tanti segreti.
Un “Soave” evocativo quindi, che sa già di coccola,
di confidenza, di schiettezza un vino...insomma, proiettato verso
i nuovi trend di consumo delineati dagli osservatori dei mercati
che piazzano i bianchi autoctoni, giovani e caratterizzati, al top
delle preferenze. C’è anche questo consumo per così
dire comunicativo e socializzante tra gli elementi che hanno fatto
crescere del 21% il valore del Soave e del 30% quello del Classico
(con un’ impennata del 16% nel solo 2004) nell’ultimo
triennio. Una crescita che premia il lavoro fatto negli ultimi 5
anni su di un territorio dai numeri significativi se si tiene conto
che sui 12 mila ettari complessivi dei comuni che rientrano nella
Denominazione, ben 6.500 sono vitati a Doc e Classico, quasi il
30% della potenzialità produttiva regionale dei vini a Doc
ed il 40% di quella provinciale.
IL MERCATO - L’analisi dei dati
produttivi e di mercato spingono ora il Consorzio a dare una lettura
più ampia dei fenomeni commerciali della DOC Soave.
Per quanto riguarda il Soave DOC pur nell’alternanza stagionale
sembra oggi aver trovato un proprio equilibrio sul prezzo remunerando
adeguatamente i produttori e rimanendo appetibile per gli imbottigliatori.
Sembrano stabilizzarsi anche l’uso delle sottozone Colli Scaligeri,
rimane invece uno spazio di riflessione per il Superiore Docg, una
Garantita che sta iniziando ora a scrivere le pagine della sua storia
e che deve farsi conoscere.
Più in tensione è invece il Soave Classico che, da
alcuni anni, viene consumato più di quanto prodotto, con
una sostanziale riduzione delle giacenze storiche.
“Serve quindi in questa fase una azione mirata di monitoraggio
e controllo più attento sul vinificato”.
“Come dire che la gestione oculata del prezzo, oggi sul punto
di equilibrio, diventa anche l’unica strada da percorrere
per non perdere consumatori: gli ultimi dati fissano oltre i 6 euro/ettogrado
il Doc e quasi a 8,50 euro il Classico. Ed è studiando la
valutazione dello sfuso, confrontato con le altre Doc scaligere,
che è possibile individuare il momento della ripresa dei
vini di Soave: il dato storico racconta di una stabilità
raggiunta ormai da tre stagioni. Per il Doc l’equilibrio arriva
con sei mesi di anticipo, da dicembre 2003 a giugno 2004, quasi
a far da battistrada ad un semestre di continua ascesa per il Classico
capace di passare da 6 ad 8 euro.
Quello a cavallo degli anni duemila è un Soave che tiene
però anche perchè si autoregola, è in grado
di calibrarsi grazie alla maturità del mondo della produzione
e che alla pericolosa euforia che potrebbe accompagnare il trend
in crescita preferisce l’indagine sui mercati e sul ritratto
del consumatore. Il “giudice” alla fine è lui,
il consumatore che interpreta la qualità come l’unica
variabile ritenuta giustificazione di un apprezzamento.
Il che, a ben guardare, è alla fine una garanzia anche per
la produzione, una sorta di “assicurazione” contro politiche
di aumenti di prezzo che potrebbero sortire l’effetto boomerang.
Si spiegano così i numeri del Soave, 50 milioni di bottiglie
di Doc, 17 milioni di Soave Classico e quasi un milione di Soave
e Recioto, entrambe a Garantita, che vengono “sfornate”
ogni anno. In termini di produzione lorda vendibile, stando ai dati
del 2004, il controvalore dell’intero sistema arriva a sfiorare
i 130 milioni di euro.
L’ultimo dato quindi, sul quale centrare l’attenzione,
è quello dell’ imbottigliato (per il 38% in zona di
vinificazione, per il 34,76% nel comprensorio dei 13 comuni della
Denominazione, con un 19,25% che viene imbottigliato fuori zona
ma sul territorio nazionale e quasi l’8% all’ estero):
nel 2004 la Gdo sul mercato interno ha significato il 49% del valore,
il 20% tra dettaglio tradizionale e specializzato ed il 19% i grossisti.
All’estero il dato si trasforma nel 62% della Gdo e nel 23%
in mano a importatori-distributori-agenti con il 10% (dato in linea
col mercato interno) del dettaglio specializzato. Fuori Europa si
esporta di meno ma per un valore maggiore: il 70% di export in territorio
UE ha un controvalore di 60 punti percentuali mentre fuori Unione
il 30% di prodotto ha un controvalore superiore di 10 punti percentuali.
L’analisi non tralascia infine un identikit delle aziende
agricole che spiccano per la lunga tradizione gelosamente custodita
dai “padri” tutt’ora saldamente al timone delle
aziende. Ma se gli ultrasessantenni che guidano l ’azienda
sono il 46% del totale, con la percentuale che cala di cinque punti
nella fascia d’età compresa tra i 40 ed i 60 anni,
fa però capolino un 13% di giovanissimi uomini di vigna e
che ha scelto di disegnare tra i filari di Garganega e i testi universitari
il suo futuro e quello del Soave.
Copia della pubblicazione può essere richiesta al Consorzio:
tel.: 045/7681578 - consorzio@ilsoave.com
16 novembre 2005
• IL SISTEMA VINO TRA PRODOTTO E
MERCATO: IL SOAVE PER ESEMPIO
E’ in programma venerdì 25 Novembre
una tavola rotonda sul sistema vino e sulle prospettive
per il Soave.
Questo dibattito, oltre che per testimoniare quanto è stato
fatto nell’ultimo quinquennio dal sistema produttivo
del Soave, è indirizzato a tracciare le linee di
tendenza del mercato e quindi le progettualità che la denominazione
deve porre in essere per i prossimi 5 anni (2006/2010).
Si tratta quindi di un appuntamento importante
che consentirà all’area di acquisire consapevolezza
sui propri punti di forza e di debolezza per elaborare nuove strategie
nel medio termine.
L’attuale situazione congiunturale, anche se al momento favorevole,
presenta già nuove sfide.
Occorre analizzare i problemi e delineare nuove e più importanti
strategie per affrontare al meglio ogni singolo mercato. [scarica il PROGRAMMA]
14 novembre 2005
• MERANO WINE FESTIVAL: IL CONSORZIO
DEL SOAVE RAPPRESENTA IL VENETO
Il Soave, unico Consorzio tutela del Veneto, alla kermesse riservata
al meglio del meglio. Saranno tre giorni al top quello dell’organismo
di tutela invitato, per la seconda volta consecutiva e questa volta
come unico portacolori veneto, all’esclusivo Merano
international wine festival & culinaria, in scena questo
fine settimana al Kurhaus di Merano. La partecipazione a questa
rassegna è ormai da anni caratterizzata da dei parametri
di selezione a dir poco esasperati, che ne hanno col tempo accresciuto
il prestigio e la fama. E sulla passerella, scelti come vini esempio
di “intensità complessità, eleganza e straordinaria
personalità”, ci saranno anche sei aziende che, anche
per la loro localizzazione, presentano una panoramica completa della
Denominazione.
Tra i cento top italiani ci sono infatti i
Soave di Inama, Gini e Pieropan
e sempre su un trittico si gioca la prestigiosa presenza del Recioto
di Soave Docg nella sezione riservata a passiti e dintorni che Gourmet’s
international, organizzatrice dell’evento, ha battezzato “dulcis
in fundo”. I “magnifici” tre portano l’
etichetta di Cà Rugate, Agostino Vicentini
e Villa Erbice.
La prestigiosa vetrina della Kurhaus diventa quindi un altro importante
appuntamento per la denominazione scaligera per confermare una crescita
qualitativa che il mercato sta premiando con convinzione. Per gli
appassionati dei grandi bianchi italiani da vitigno autoctono è
una occasione unica per apprezzare ogni singola sfumatura dei grandi
cru del Soave selezionati dal Consorzio ed al centro di un ambizioso
progetto di studio sostenuto da Veneto Agricoltura.
A conferma poi della nuova riconoscibilità del Soave come
portabandiera del carattere italico tra i grandi bianchi nazionali
ecco che anche la Guida ai Vini Buoni d’Italia
proprio in questa occasione premia con il massimo riconoscimento
4 importanti aziende del Soave per vini che si sono distinti per
carattere ed identità:
- il Soave Classico 2004 “Castello” della Cantina
del Castello,
- il Soave Classico 2004 “Vigneti di Monteforte” di
Santi-GIV,
- il Soave Classico DOC 2003 “Le Rive” di Suavia.
Dulcis in fundo il Recioto di Soave 2003 “La Perlara”
di Cà Rugate che va a premiare la prima
DOCG del Veneto.
11 ottobre 2005
• ANCHE PER LE GUIDE SPECIALIZZATE
IL SOAVE RILANCIA E RADDOPPIA
L’autunno, nel mondo enologico, è periodo di lavoro
frenetico, di speranze, di attese riguardo l’annata in corso.
Ma anche di aspettative sulle valutazioni dei vini esaminati nei
mesi scorsi, che proprio in questo periodo vengono rese note dalle
principali guide del settore, come quelle di Slow Food-Gambero Rosso,
l’Espresso e Vini Buoni d’Italia.
Mai come quest’anno le commissioni di degustazione delle
varie riviste, nella loro periodica, monumentale opera di valutazione
e descrizione dei migliori vini del territorio italiano, si sono
trovate in difficoltà nell’ affrontare l’imbarazzante
numero di grandi “Soave” da guida.
Per la guida Slow Food-Gambero Rosso il Soave
quest’anno batte ogni record precedente confermando il trend
di crescita. Sono cinque i 3 bicchieri con una particolare attenzione
ai Cru che non utilizzano il legno ma che puntano tutto su freschezza
e personalità.
Una new entry per Cà Rugate con il Soave Classico 2004 “Monte
Fiorentine” e tante conferme quali Coffele con il Soave Classico
2004, “Cà Visco”, Pieropan col Soave Classico
2003 “Calvarino”, Prà con il Soave Classico 2004
“Monte Grande” ed infine Suavia con il Soave Classico
2004 “Monte Carbonare”.
Oltre ogni previsione il successo del Soave anche per la rigorosa
guida de l’Espresso curata da Ernesto Gentili,
Fabio Rizzari e Massimo Zanichelli, che vede raddoppiare le segnalazioni
di eccellenza.
Questa guida premia con determinazione i Soave più maturi
dell’annata 2003, sottolineando l’ importanza che questa
denominazione sta ponendo a struttura e stile.
Accanto alle conferme del Soave Classico 2003 “Calvarino”
di Pieropan e il Soave Classico 2003 “Le Rive” di Suavia
si piazzano con punteggi da favola: Inama, Soave Classico 2003 “Vigneto
di Foscarino” e Montetondo col Soave Superiore DOCG 2003 “Foscarin
Slavinus”.
Anche per la guida Vini Buoni d’Italia che
ha come proprio obiettivo la valorizzazione dei vitigni autoctoni
il Soave quest’anno rilancia e raddoppia le segnalazioni piazzando
con il massimo dei voti 4 vini che sottolineano una grande corrispondenza
con l’uva garganega di origine; il Soave Classico 2004 “Castello”
della Cantina del Castello, il Soave Classico 2004 “Vigneti
di Monteforte” di Santi-GIV, il Soave Classico DOC 2003 “Le
Rive” di Suavia.
Dulcis in fundo il Recioto di Soave 2003 “La Perlara”
di Cà Rugate che va a premiare la prima DOCG del Veneto,
ma anche il vino che valorizza al meglio il grande lavoro in vigna
ed in cantina dei produttori del Soave.
Impegno riconosciuto anche dagli organizzatori del Merano Wine Festival,
tanto che l’edizione 2005 vedrà tra gli espositori
invitati, unico tra i consorzi del Veneto, il Consorzio Tutela Vini
Soave.
17 settembre 2005
• ALLA CASA DEL VINO DI SOAVE LEZIONI
DI GUSTO PER GLI STUDENTI DELL’
UNIVERSITA’ “SLOW” DI SCIENZE GASTRONOMICHE
Alla Casa del Vino come in un’aula universitaria: lunedì
19 settembre “l’ enclave” dei vini tipici dell’Est
veronese cambia maglia e indossa quella da Sede didattica dell’Università
di Scienze Gastronomiche. Proprio Soave e la Casa del Vino, sede
dei Consorzi di tutela di denominazioni quali il Soave ed il Recioto
di Soave Docg, il Lessini Durello, l’Arcole Doc, delle tre
associazioni che alle altrettante denominazioni hanno dedicato una
Strada del Vino, e del Consorzio del formaggio Monte Veronese Dop,
apre le porte agli studenti del secondo anno dell’Università
voluta da Slow Food.
Ma, a ben vedere, apre le porte anche all’intera comunità
visto che a seguire la lezione che impegnerà gli studenti,
è previsto a mezzogiorno l’incontro con i rappresentanti
dei media: come dire, insomma, che se festa dovrà essere
potrà essere tale solo facendo partecipare il territorio,
inteso nel senso più ampio del termine.
A fare gli onori di casa il presidente del Consorzio del Soave Arturo
Stocchetti assieme a Gino Bortoletto, governatore Veneto
di Slow Food. In cattedra, invece, Angelo Peretti,
forse la firma più autorevole in tema di cultura dell’enogastronomia
del Veneto Occidentale.
Proprio da Soave, e dalla Casa del Vino, partirà come detto
la formazione, per così dire, “open air”, dei
futuri dottori in Scienze Gastronomiche.
Abbandonate le aule di Pollenzo (Cuneo) e Colorno (Parma), agli
studenti viene data l’opportunità di confrontarsi con
le diverse realtà produttive regionali, nazionali, europee
e mondiali. Lo strumento ideale è appunto lo stage, unico
modo per rendere lo studente partecipe in prima persona ma anche
per farne il conoscitore diretto di ciò che lui stesso ha
appreso in aula. L’anogastronomia, così, esce dal limbo
della teoria per imporsi, all’ insegna della cultura, della
tecnologia, della tradizione e naturalmente del gusto, con la concretezza
di un luogo di appartenenza, di un territorio di origine, di sistemi
produttivi diversificati, di materie prime eterogenee che solo le
diverse tradizioni possono trasformare nelle mille espressioni del
tipico.
Non nasconde la propria soddisfazione Arturo Stocchetti, presidente
del Consorzio che tutela il “Classico Bianco d’Italia”,
per un’attribuzione, quella di sede didattica che al contempo
riconosce l’autorevolezza dell’ organismo consortile,
ne premia l’impegno e favorisce il consolidamento dei rapporti
con il mondo accademico. Soave, quindi, primo in cattedra: la tappa
nel cuore della Doc sarà infatti la prima di un lungo periodo
di formazione in itinere (12 giorni) che porterà gli studenti
nei luoghi più rappresentantivi dell’enogastronomia
veronese e veneta, alternando lezioni teoriche ad incontri tecnici,
visite didattiche a momenti conviviali concepiti come prove del
gusto.
All’ombra delle mura medievali si parlerà, ovviamente,
del Bianco Soave, la sua tradizione e i suoi numeri, la sua imprescindibile
centralità in un concetto di cooperazione che qui ha fatto
scuola, suoli, vigneti e tecnologie, ma anche la riscoperta dell’
eccellenza sotto forma di Cru. E ancora le vigne e i paesaggi, il
mondo della produzione ed i prodotti tipici dal riso (il Vialone
Nano Igp) all’ olio (l’Extra Vergine delle Colline Veronesi)
fino ai formaggi (il Monte Veronese Dop).
E ancora il sempreverde Lessini Durello Doc e la terra dei grandi
rossi, la veronesissima Valpolicella.
2 settembre 2005
• GIACENZE AL MINIMO STORICO –
TENUTA NEI PREZZI E ATTENZIONE ALLA QUALITA’ IN VIGNA: IL SOAVE E’ PRONTO PER LA VENDEMMIA 2005
La stagione
Dopo un inverno caratterizzato da temperature e precipitazioni più
alte della media degli ultimi anni, la primavera ha visto una piovosità
scarsa anche se regolarmente distribuita nel tempo. Il germogliamento
della garganega (24 aprile 1 maggio) è slittato quindi di qualche
giorno rispetto agli ultimi anni, la fioritura è invece avvenuta
con qualche giorno di anticipo 2 15 giugno.
Tranne qualche focolaio iniziale in alcuni areali di pianura, la
pressione parassitaria è stata molto debole, i vigneti sono oggi
da questo punto di vista molto sani ed equilibrati nell’aspetto
produttivo, grazie anche ad un puntuale servizio di monitoraggio
e di informazione, svolto dall’ufficio tecnico del consorzio e dagli
agronomi delle cantine cooperative.
Questo servizio si è avvalso delle 15 nuovissime stazioni agrometeorologiche
che operano sul territorio attivate da Consorzio e cantine creando
un tempestivo e aggiornato riferimento per gli operatori.
Potature più corte, eliminazione dei doppi germogli e interventi
in verde sono ormai buona pratica in tutte le aziende viticole del
Soave.
Un risultato raggiunto grazie alla costante sensibilizzazione fatta
dal consorzio che da otto anni attua con appositi progetti di tutela,
una rigida politica del controllo in vigna delle produzioni e che
ha ottenuto il riconoscimento ministeriale per operare nell’ambito
del piano dei controlli previsto dal D.M. 29/05/01.
Le piogge attese per la fine di giugno sono arrivate con qualche
giorno di ritardo interessando saltuariamente in luglio tutta l’area
produttiva. In questo periodo è importante intervenire con azioni
di diradamento dei grappoli là ove la garganega manifesti particolarmente
la propria naturale generosità.
Il mese di agosto è risultato, invece, più problematico dal punto
di vista climatico, sia per le frequenti piogge, che per un conseguente
abbassamento delle temperature. Il persistere di queste condizioni
meteorologiche, oltre a più frequenti precipitazioni, hanno fatto
slittare di qualche giorno l’invaiatura della garganega, inoltre
alcuni fenomeni grandinigeni a cavallo di ferragosto hanno interessato
alcune circoscritte aree pianeggianti della Doc nei comuni di Roncà
e Montecchia di Crosara.
Il mese di settembre risulterà, quindi, strategico per recuperare
il tempo perduto. La vendemmia dovrebbe, perciò, date queste premesse,
slittare di qualche giorno rispetto alla scorsa stagione.
Dal punto di vista qualitativo, quindi, almeno dal Soave Classico
e dalla sottozona Colli Scaligeri si attendono il massimo dei voti.
I primi rilievi indicano un incremento del contenuto zuccherino,
mentre per le quantità è prevista una produzione 2005 che dovrebbe
aggirarsi tra i 500.000 ed i 520.000 Hl , segnando un leggero incremento
rispetto alla vendemmia 2004.
Il Mercato
Un’attenta gestione delle produzioni, un ulteriore recupero sui
prezzi ed una nuova e forte attenzione del mercato verso il Soave
sono gli elementi più significativi di questa fase congiunturale
per il Soave. La denominazione è riuscita infatti a concertare tra
i produttori progettualità, tutela e valorizzazione rilanciando
con forza il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono
puntando, con costanza e determinazione, su un ottimale rapporto
qualità/prezzo.
Una filosofia produttiva che ha sempre caratterizzato le aziende
del Soave ma che si sta rivelando ancor più strategica negli ultimi
anni. Dagli ultimi dati elaborati dal Consorzio risulta evidente
come il mercato stia premiando il Soave; le giacenze sono oggi ridotte
al minimo storico soprattutto per quanto riguarda il Soave Classico.
Il Soave è quindi ritornato leader nel mercato dei vini veronesi
recuperando negli ultimi tre anni il 21% del proprio valore mentre
il Soave Classico è arrivato quasi al 30% (+16% del valore nel solo
2004). Questo proprio grazie al forte ritorno del consumatore a
prediligere vini bianchi prodotti da vitigni autoctoni italici che
presentino un buon rapporto qualità/prezzo, come è per l’appunto
il caso del Soave. Pur delimitata infatti in un’area relativamente
ristretta, poco più di 12.000 ettari, i vigneti iscritti alla DOC
Soave e Soave Classico sono più di 6.500 ettari, rappresentando
quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini DOC
e circa il 40% della provincia di Verona.
Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica
che per la specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso è
stato indicato come l’unica area veronese vocata per la produzione
di grandi vini bianchi), assume, nell’articolato panorama dell’enologia
italiana, un ruolo di riferimento.
5 luglio 2005
• SOAVE AL TOP NEL SELETTIVO CONCORSO
ENOLOGICO RISERVATO AI VINI VERONESI
A sigillo di una felice stagione vendemmiale, quella del 2004,
per i vini bianchi, con 16 Soave DOC e Classico, 12 Recioto
di Soave DOCG e 3 Soave Superiore DOCG alla seconda edizione
del Verona Wine Top la zona del Soave
si conferma come la più importante area per la produzione
di grandi vini bianchi di territorio da vitigno autoctono.
Sono del resto i numeri stessi della denominazione a definire le
ambizioni e le valenze, sia tecniche che economiche, di questo territorio
circoscritto e sostanzialmente originale dal punto di vista ampelografico,
pedologico, climatico e tecnologico.
Pur delimitata in un’area relativamente ristretta, poco più
di 10.000 ettari, i vigneti iscritti alla DOC Soave e Soave Classico
sono quasi 6.600 ettari, rappresentando, dal punto di vista numerico
quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei
vini qualificati DOC e circa il 40% in provincia di Verona.
Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica
che della specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso
è indicato come l’ unica area veronese vocata per la
produzione di grandi vini bianchi), assume, nel contesto regionale
e più in generale nell’articolato panorama dell’enologia
italiana, un ruolo di riferimento.
Organizzato dalla Camera di Commercio di Verona e riconosciuto dal
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il Concorso ha visto
impegnate 8 commissioni di enologi e giornalisti specializzati.
Questi nello specifico i risultati di quello che
potremmo definire il Soave Wine Top:
Soave DOC 2004 Cantina Sociale Valpantena
Soave DOC Colli Scaligeri 2003 Cantina di Colognola ai Colli
Soave DOC Fontego 2004 Az. Agr. La Cappuccina
Soave DOC San Brizio 2004 Az. Agr. La Cappuccina
Soave DOC Vigne di Sande 2004 Az. Agr. Villa Canestrari s.s.
Soave DOC Classico Cà de Napa 2004 Cantina Valpolicella
Negrar
Soave DOC Classico Le Crosare 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Soave DOC Classico I Fossili 2004 Cantina Montecchia di Crosara
Soave DOC Classico Villa Rasina 2004 Cantina di Soave s.a.c.
Soave DOC Classico Rocca Sveva 2004 Cantina di Soave s.a.c.
Soave DOC Classico Monteleon 2004 Az. Vitivinicola Roncolato
Soave DOC Classico Capocolle 2004 Cantine Lenotti
Soave DOC Classico Monte Tondo 2004 Az. Agr. Monte Tondo s.s.
Soave DOC Classico Il Roccolo 2004 Az. Agr. Le Mandolare
Soave DOC Classico Clivus 2004 Cantina di Monteforte d’Alpone
Soave DOC Classico Il Vicario 2004 Cantina di Monteforte d’Alpone
Soave Superiore DOCG Montecletha 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Soave Superiore DOCG Classico Foscarin Slavinus 2002 Az. Agr. Monte
Tondo s.s.
Soave Superiore DOCG Classico Vigneto di Castellaro 2002 Cantina
di Monteforte d’Alpone
Recioto di Soave DOCG Vernus 2002 Casa Vinicola Sartori Spa
Recioto di Soave DOCG Renobilis 2001 Az. Agr. Claudio e Sandro Gini
Recioto di Soave DOCG I Fossili 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Recioto di Soave DOCG Spumante dolce 2002 Az. Agr. Pagani Arcangelo
Recioto di Soave DOCG I Cerceni 2002 Casa Vinicola Cambrago srl
Recioto di Soave DOCG Acinatico 2003 Cantina di Colognola ai Colli
Recioto di Soave DOCG 2003 Az. Agr. Vicentini Agostino
Recioto di Soave DOCG San Zeno 2003 Az. Agr. Fasoli Gino
Recioto di Soave DOCG Suavissimus 2002 Az. Agr. Nardello Daniele
Recioto di Soave DOCG Classico Le Schiavette 2003 Az. Agr. Le Mandolare
Recioto di Soave DOCG Classico Il Sigillo 2003 Cantina di Monteforte
d’ Alpone
Recioto di Soave DOCG Classico Mida Rocca Sveva 2002 Cantina di
Soave s.a.c.
30 giugno 2005
• A CONSORZIO DI SOAVE IL PRIMO
CONSORZIO DI TUTELA ITALIANO CON CERTIFICAZIONE AMBIENTALE
Un Promosso a pieni voti il Sistema di Gestione Ambientale
(SGA) del Consorzio Tutela Vini di Soave e Recioto di Soave.
La certificazione del SGA di Casa del Vino segue quella del Sistema
di Gestione per la Qualità (secondo la norma UNI EN ISO 9001)
ottenuta nel 2002 e riconfermata lo scorso anno.
CSQA, l’ente di certificazione accreditato da Sincert, ha
riconosciuto conforme il SGA del Consorzio alla norma UNI EN ISO
14001:2004, norma “che specifica i requisiti da rispettare
per attuare una politica e stabilire dei programmi ambientali, tenendo
conto delle prescrizioni legislative e gestendo gli aspetti ambientali
connessi alle proprie attività, al fine di ridurne gli impatti”.
Al centro dell’attenzione dei valutatori sono finiti la sede
consortile, la Casa del Vino, e le attività di servizio svolte
dagli operatori nei confronti dei soci.
Due quindi gli ambiti operativi della gestione attuata dal Consorzio,
quello, più contenuto, legato agli aspetti ambientali “diretti”
della struttura Casa del Vino e quello, ad impatto più significativo,
connesso all ’influenza positiva che il Consorzio può
esercitare sull’ambiente “indirettamente”, vale
a dire attraverso: la formazione e l’aggiornamento dei tecnici
e dei soci, la raccolta dei dati meteo e la valutazione degli stessi
per la pianificazione dei trattamenti antiparassitari con la stesura
e diffusione del bollettino agro-meteo, l’invio di informative,
l’assistenza tecnica alle aziende viticole.
L’elenco degli aspetti ambientali, secondo
questo punto di vista, è vastissimo, si riportano di seguito
solo alcuni dei fattori ambientali sui quali il Consorzio può
esercitare una forma di influenza attraverso l’ erogazione
del servizio agro-tecnico: contaminazioni del suolo e del sottosuolo
ed emissioni in atmosfera, che possono essere contenute e sorvegliate
agendo su attività quali: la gestione dei residui organici,
il deposito di prodotti chimici e la gestione di eventuali sversamenti,
le modalità di utilizzo di fertilizzanti e prodotti antiparassitari,
la gestione scorretta, il deposito e lo smaltimento dei rifiuti
prodotti; e ancora: dilavamento di sostanze chimiche come conseguenza
di non corrette lavorazioni colturali del terreno, consumo idrico
per ricorso eccessivo all’ irrigazione. Le aziende test, per
la valutazione dell’azione del Sistema di Gestione implementato
dal Consorzio sulle aziende viticole della Denominazione, hanno
proposto volontariamente la propria adesione al progetto.
“L’obiettivo dal quale ha preso le mosse il progetto
del Consorzio è stato il miglioramento dell’economia
complessiva del territorio attraverso la definizione di requisiti
ambientali condivisi dalle aziende aderenti. Il nostro progetto”,
spiega Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio
del Soave, “vuole essere lo strumento attraverso il quale
garantire il presidio di parametri igienico-sanitari, della qualità,
della produzione, della salvaguardia dell’ambiente e delle
tradizioni alimentari che possa diventare un forte e condiviso elemento
di difendibilità. Il progetto è e dovrà continuare
ad essere, il protagonista anche della comunicazione dell’azione
del consorzio”.
23 giugno 2005
• A LEZIONE DA MARZ - “ SOLA
GARGANEGA E TREBBIANO DI SOAVE PER IL SOAVE CHE CONQUISTA I TEDESCHI
”
Un Soave naturale, proveniente da buoni vigneti, l’impiego
di sola Garganega e Trebbiano di Soave senza Chardonnay (ammesso)
e Sauvignon (vietato), senza residuo zuccherino e battonage a tutti
i costi, senza legno nuovo e tannini
in polvere, bensì con un’acidità pronunciata
ed un meraviglioso frutto tipico: il Soave che conquista tedeschi,
austriaci e svizzeri deve essere così.
Lo ha scritto, e poi lo ha spiegato direttamente ai produttori,
Andreas Marz, caporedattore di Merum,
la “bibbia” dei vini italiani sui mercati dei tre Paesi
europei. Proprio come uno sguardo d’insieme ai tre mercati
attraverso la mediazione di Marz è stato concepito il workshop
che ha portato un gruppo di produttori nel “covo” del
creatore di Merum a
Lamporecchio, in provincia di Pistoia.
Al suo fianco, per sviscerare nel profondo il discorso, Jean-Pierre
Ritler, che di Marz è il vice. Dopo la giornata di studio
promossa a maggio con lo scopo di approfondire le strategie di marketing
per conquistare i mercati statunitensi, tedesco e inglese, il Consorzio
tutela ha voluto quindi approfondire nel dettaglio la conoscenza
dei buyers di Austria, Germania e Svizzera. E non paghi i produttori
hanno rifatto le valigie per la Francia quasi a fare dell’
appuntamento con il Vinexpo di Bordeaux l’occasione
per affrontare, con l’ occhio del conquistatore e magari anche
un po’ quello del provocatore, il
mercato transalpino.
Tornando comunque ai “vicini” dell’area teutonica,
a porre le premesse per la giornata di approfondimento è
stato proprio il ritratto del Soave ideale, “né magro
né grasso” usando le sue parole, abbozzato da Marz
sull’ultimo Merum. Di parole d’ordine, usando forzatamente
la sintesi, alla fine ce n’è solo una, armonia che
risulta essere sostanzialmente il sinonimo di massima qualità.
16 giugno 2005
• IL SOAVE, L’ARCOLE E IL
DURELLO IN VETRINA A BORDEAUX
Non potevano mancare, e infatti i vini delle tre denominazioni dell’est
veronese saranno presenti a Vinexpo 2005, l’importante salone
vinicolo francese che si terrà a Bordeaux
dal 19 al 23 giugno. Superato l’iniziale
momento di confusione e sorpresa determinato dalla rinuncia da parte
dell’ ICE a coordinare la presenza italiana a Vinexpo, i produttori
di vini veronesi e i relativi consorzi si sono riuniti sotto il
tetto comune della Camera di Commercio di Verona che ha provveduto
a organizzare la partecipazione alla fiera transalpina.
Appena concluso un maggio pieno di iniziative locali e non, alcune
finalizzate alla promozione e alla valorizzazione di un vino espressione
di un territorio ad altissima vocazione vitivinicola, altre ad una
più approfondita conoscenza del mercato globale, il Soave
si appresta ad allinearsi agli altri grandi vini bianchi del panorama
internazionale, forte dei suoi numeri in evidente contrasto con
la crisi enologica europea e della sua fama di “classico bianco
d’Italia” che trova sempre più riscontro, oltre
che nei numeri, anche nella percezione qualitativa dei consumatori
e della critica.
Cresce sempre più il numero di produttori del Soave, infatti,
che mietono consensi con i loro prodotti e si aggiudicano i punteggi
d’ eccellenza in concorsi e guide specializzate. Un dovere
irrinunciabile, quindi, la presenza del Soave tra gli altri grandi
vini bianchi del resto del mondo.
Anche il Lessini Durello e l’Arcole,
rappresentati dai rispettivi Consorzi, saranno al via della kermesse
bordolese. Denominazioni giovani, certo, ma forti della convinzione
che la storia e la tradizione alle spalle siano accompagnate ad
uno standard qualitativo sorprendente.
Per loro, la sfida è l’accostamento con i grandi classici
dell’enologia di scuola francese, dallo spumante metodo classico
al taglio bordolese. Panorama già invaso da prodotti provenienti
dai paesi emergenti come Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa,
ma si sa, la sfida più difficile è quella che si vince
con maggior soddisfazione.
19 maggio 2005
• SOAVE DAYS 2005: DAL CONVEGNO
SOAVESE I QUATTRO PROFILI PER UN SOAVE CHE CONQUISTA I MERCATI
Un sogno in bottiglia per gli americani, un vino leggero e versatile
per gli inglesi, di grande qualità per i tedeschi ed un nettare
“confidente” per gli italiani: quattro mercati, quattro
ritratti per un unico vino, il Soave.
Sono stati i “Soave Days” promossi dal Consorzio Tutela
Vini Soave e Recioto di Soave a far da cornice al confronto tra
quattro testimoni di altrettanti mercati.
Lo stato di salute del Soave è stato tracciato inizialmente
da Arturo Stocchetti, che del Consorzio tutela
è il presidente: “Sul terreno del rapporto tra qualità
e prezzo credo che il Soave abbia delle buone carte da giocare.
E’ stato l’unico vino veronese a mantenere le quotazioni
sul mercato, un risultato che è il frutto di una oculatissima
gestione della produzione. Parlo di “Meraviglioso Soave”,
ha proseguito Stocchetti, “perchè proprio la nuova
politica della qualità, prima di tutto in vigna, sta restituendogli
la sua leadership”. E’ questo il momento per: “Offrire
al consumatore un ottimo Soave al giusto prezzo”.
Luigi Pasetto, nelle vesti di presidente di Cantina
di Soave, ha posto invece l’accento sulla ricerca come fondamento
del futuro del bianco di Soave. La parola per introdurre i lavori
è passata a Giorgio Dell’Orefice, redattore di Agrisole
a Soave nelle vesti
di moderatore del convegno. Un solo dato è stato il punto
di partenza degli interventi in scaletta: i 150 milioni di euro,
il 70% dei quali provento di esportazione, come dato di fatturato
del Consorzio tutela, come dire della sinergia di oltre tremila
imprese. E tra le piazze straniere maggiormente sensibili al nettare
Soave, quella americana è la prima.
“Gli Stati Uniti non sono un unico mercato: sono i buyers,
i consumatori, i rivenditori, come dire persone diverse che parlano
un linguaggio diverso. Negli USA il vino bianco è il più
venduto e dopo Chardonnay e Pinot Grigio c ’è anche
il Soave. Credo però che il Soave non debba accontentarsi
di essere sul mercato: deve vincere”: lo scossone l’ha
dato Paul Wagner, giornalista e
docente al Napa Valley College. La ricetta per conquistare l’America?
“Venirci, prima di tutto. Non insistere su disciplinari e
fermentazioni: gli americani vogliono una storia, quella di vigneti
che si estendono sotto un vecchio castello, vogliono aprire una
bottiglia di vino e iniziare un viaggio che renda il Soave qualcosa
di più di un vino bianco, un sogno in bottiglia”.
E se gli americani di “cartelle cliniche” del vino
non vogliono sapere nulla, in Germania la partita si giocherebbe,
secondo il giornalista Steffen Maus, proprio sui
punti qualificanti di un nome, quello del Soave, ben conosciuto:
“Al consumatore tedesco non basta la storia: è molto
sensibile alla qualità e quindi a convincerlo sono i progressi
della Denominazione, la zonazione ma anche la provenienza del vino.
Non guarda di buon occhio un vino anonimo, cerca un marchio e soprattutto
la qualità ad un prezzo giusto, come dire dai 4 agli 8 euro”.
Investire sul turismo enologico ma non disorientare il consumatore
con troppe offerte, l’indicazione di Maus, che ha auspicato
una più netta distinzione tra Soave e Soave Classico.
Di seduzione non si parla invece sul mercato britannico indagato
da Alessandro Bevilacqua, sulla poltrona di vice
alla Continental Wine & Food: “Bianchi e rossi sono già
oggi sullo stesso piano in Inghilterra, ma la sorpresa può
arrivare in futuro anche dai rosati. Basta guardare il ritratto
del consumatore tipo per comprendere quale debba essere la strategia
commerciale: donne e uomini, con una certa preponderanza per le
prime, sotto i 45 anni, sposati e senza figli, che consumano vino
(acquistato nel 60% dei casi al supermercato) a casa, in famiglia
e con gli amici, abbinandolo al cibo nei momenti di svago nel fine
settimana. Da conquistare sono i giovani”.
E gli italiani? “Identità, riconoscibilità,
territorialità, confidenza: su questi terreni si può
vincere una partita che deve iniziare dalla
distruzione delle barriere costruite, a suon di tecnicismi, tra
consumatore e bicchiere. E soprattutto scommettiamo con coraggio
sugli autoctoni. Il Soave ha lavorato sodo negli ultimi anni ed
è tra i pochi bianchi italiani ad avere le carte in regola
per essere il “sogno” quotidiano, parola di Carlo
Cambi, giornalista.
17 maggio 2005
• IL SOAVE ED I BIANCHI ITALIANI
A CONFRONTO TRA GDO E HORECA
Tra Gdo e Horeca, dodici grandi bianchi italiani a confronto:
è pensato prevalentemente per i tecnici ed i produttori l’appuntamento
che il Consorzio tutela vini Soave e Recioto di Soave, in partnership
con Albrigi, ha in cantiere per mercoledì 18 maggio
al Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone.
Il cartellone della trentaseiesima Festa del vino propone infatti
un momento di approfondimento dedicato al mercato italiano
dei vini bianchi: segmentazione, fasce di prezzo, distribuzione
e percezione della qualità del vino in relazione alla fascia
di prezzo di appartenenza, finiranno sotto la lente di ingrandimento
di Luciano Rappo chiamato a condurre una degustazione comparativa
nel corso della quale il Soave sarà messo a confronto con
i suoi principali competitors interni.
L’orizzonte scelto per la valutazione sarà questa volta,
dopo i mercati mondiali “indagati” nel recente convegno
di Soave, la grande distribuzione e Horeca.
Il pomeriggio di studio, che si aprirà alle 18 con i saluti
di Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio tutela,
darà l’occasione all’organismo di tutela stesso
per presentare in assoluta anteprima il nuovo DVD dedicato a
“Il Soave, autoctono per natura”.
NB: I giornalisti interessati a partecipare sono
pregati di dare l’adesione alla segreteria del Consorzio di
Tutela: chiamando allo 045/7681578, o inviando un email all’indirizzo
consorzio@ilsoave.com
5 maggio 2005
• IL SOAVE GUARDA AL MERCATO - SI
APRONO I “SOAVE DAYS 2005”
SCARICA
il PROGRAMMA di SoaveDays 2005 (.zip 200 Kb)
Il giro dei mercati mondiali in un convegno: le piazze statunitensi,
britanniche, tedesche ed il mercato italiano finiscono sotto la
lente di ingrandimento a “Soave days 2005”,
la giornata di analisi e studio in cui “Il Soave guarda al
mercato e premia la ricerca”.
E’ quella del 13 maggio la data da segnare
in agenda, il giorno in cui l’auditorium di Borgo
Rocca Sveva della Cantina di Soave ospita due eventi in
uno: dalle 16.00 alle 18.00 l’approfondimento curato dal Consorzio
tutela vini Soave e Recioto di Soave dedicato al mercato del “Classico
bianco d’Italia”, mentre dalle 18.00 alle 20.00 gli
obiettivi sono puntati sulla ricerca con le testimonianze dei 3
vincitori del Memorial Riccardo Ferrari, premio per la ricerca e
la sperimentazione in viticoltura istituito dalla Cantina di Soave
unitamente all’Università di Verona.
Otto anni dopo l’analisi del mercato dei vini dolci, le cui
conclusioni confluirono nel premiatissimo volume dedicato al Recioto
di Soave Docg, il Consorzio tutela rinnova l’appuntamento
con i testimonial dei mercati stranieri spostando però la
discussione sul Soave.
Partendo dalla considerazione del 2004 come anno di svolta per il
mondo del vino, svolta assolutamente positiva per il vino di casa,
unico nettare veronese e tra i pochi italiani a tenere sul fronte
dei valori, il Consorzio vuole oggi favorire il confronto sull’esigenza
di individuare per “il succo di Garganega”
un linguaggio commerciale unico. Insomma, se la tenuta è
riferibile anche al rinnovo delle regole della Denominazione, alla
gestione della stessa e di un rapporto qualità/prezzo corretto,
costanti del marketing locale, oggi si impongono come priorità,
secondo il Consorzio, “nuove importanti scelte da compiere
velocemente e coraggiosamente per dare stabilità e continuità
al mercato ed un sostegno forte alla Denominazione, con azioni promozionali
adeguate ai tempi e proporzionate all’importanza economica
del prodotto”. In numeri la traduzione è presto detta:
oltre 60 milioni le bottiglie di Soave che ogni anno raggiungono
i mercati di tutto il mondo per un valore complessivo stimato in
oltre 150 milioni di euro.
Ecco quindi solo alcune delle premesse da cui prendono le mosse
i “Soave days 2005”, un plurale che
fa il pari con le numerose iniziative a fondo vinicolo promosse
nel cuore della Denominazione proprio per le feste che al Soave
tanto l’omonima cittadina quanto Monteforte d’Alpone
dedicano, rispettivamente, la terza e quarta domenica di maggio.
Tornando, comunque, al momento tecnico delle “soavi giornate”,
è già il poker di relatori scelti dal Consorzio a
rendere evidente il rilievo dell’appuntamento che intende
proporre l’analisi del mercato dei vini bianchi italiani,
per portare poi la discussione sul Soave.
Paul Wagner, docente di comunicazione al Napa Valley College e consulente,
tra l’altro, dell’Ente fiera scaligero per Vinitaly,
si occuperà di comunicazione e commercializzazione negli
Stati Uniti. Sandro Bevilacqua, importatore con la label Continental
Wine & Food, svelerà le nuove tendenze del mercato anglosassone,
mentre da Steffen Maus, firma di Weinwirtschaft, si attende la risposta
all’interrogativo “Il mercato tedesco è
ancora Soave?”. Guarderà invece al mercato
italiano la relazione del giornalista Carlo Cambi con una riflessione
su quale Soave per il mercato che cambia.
Quattro testimonial, quindi, per “una profonda analisi che,
davanti alla velocissima evoluzione del mercato, aiuti a comprendere
meglio come una Denominazione possa muoversi tra marchi di origine,
sistemi di certificazione, private label e brands aziendali”.
La seconda parte dei lavori, come detto, rivolgerà l’attenzione
alla ricerca: Luigi Pasetto, padrone di casa alla presidenza di
Cantina di Soave, spiegherà l’importanza della partnership
tra impresa e università, prima di passare il testimone
ad Alessandro Mazzucco, Magnifico rettore dell’ateneo scaligero
chiamato a consegnare i premi del Memorial Ferrari istituito dalla
Cantina di Soave.
Claudio Giulivo, presidente del Cive, si occuperà invece
del ruolo del corso di laurea nel comparto vitivinicolo, prima di
lasciare il microfono ad Elisa Verzini, Alessandra Padovani e Tommaso
Biasi, vincitori del premio per la ricerca. Concluderà i
lavori Roberto Ferrarini, docente del Cive, chiamato ad illustrare
l’attività di ricerca e sperimentazione che vede impegnata
l’università di Verona.

18 marzo 2005
• IL DISTRETTO VENETO DEL VINO SCOMMETTE
SUI BIANCHI DEL VERONESE ORIENTALE.
I grandi Bianchi del veronese Orientale tengono a battesimo il Distretto
Veneto del Vino. E’ stata la vetrina di Agrifood
quella che l’Ati (Associazione temporanea di impresa), da
poco costitutita tra i Consorzi Tutela del Soave, del Lessini
Durello e dell’Arcole (che coinvolgono complessivamente
oltre 10 mila ettari di superficie) ha scelto per presentare il
progetto che per primo dà corso alla quinta misura del Distretto
Veneto.
Un flute, il bicchiere del Soave ed un tulipano da degustazione,
i contenitori elettivi del Lessini Durello, del Soave e dell’Arcole,
sono infatti l’immagine visiva del progetto che punta, secondo
gli obiettivi del Distretto, alla “realizzazione di un progetto
di comunicazione integrata per la valorizzazione e la conoscenza
del vino veneto bianco attraverso le più moderne tecnologie
divulgative”.
Forte dell’assegnazione di un finanziamento regionale di 100
mila euro, l’Ati dell’Est veronese, che investirà
nel progetto altri 150 mila euro, ha elaborato un progetto che ha
nell’autoctonia dei suoi vini il punto di forza.
La Durella, il Trebbiano di Soave,
la Garganega, i vitigni autoctoni che stanno alla
base del Soave (3 mila e 300 aziende suddivise su 6 mila e 500 ettari
ed il primato tra le produzioni a Doc della provincia di Verona),
del Lessini Durello (500 ettari di vigneto e oltre 400 aziende e
dell’Arcole (2500 ettari di vigneto sul quale insistono 1500
imprese), costituiscono la summa dei valori delle rispettive Denominazioni.
Un concetto, questo, ben espresso dal progetto che individua nella
“qualità intesa come diversificazione, tipicizzazione,
capacità di produrre vini di qualità e dotati di identità
territoriale, specificità socio-culturali, valori
storico-artistici dei differenziati sistemi vitivinicoli locali”,
il futuro dei bianchi prodotti tra Est veronese ed Ovest vicentino.
La priorità che ne consegue, e che sola potrà centrare
l’obiettivo di creare curiosità, interesse e una maggiore
conoscenza presso reali e potenziali consumatori sensibilizzando
al consumo del vino di origine, è quindi la comunicazione
dei valori delle tre Denominazioni attraverso strategie di marketing
coordinato.
Target del progetto, che punta alla valorizzazione del territorio,
all’analisi della percezione qualitativa da parte del consumatore
e al trasferimento allo stesso dei valori dell’area, non sarà
solo il consumatore, ma anche il trade.
Se l’obiettivo rimane la vetrina di Prowein 2006,
dove il Distretto si presenterà con proprio stand, il lavoro
inizierà ora con l’incarico ad esperti di comunicazione
per la realizzazione, gestione e distribuzione, di progetti grafici
e creativi capaci di presentare i valori enologici dell’intera
area. Come dire che solo investendo in comunicazione è possibile
restituire l’appeal emotivo a tre tra i più grandi
bianchi veneti.

15 febbraio 2005
• 1000 SOMMELIER PER IL SOAVE.
Una Soave sorpresa per i 1000 sommelier che lo scorso 31 gennaio
hanno partecipato all’evento “Il Soave: autoctono per
natura” presentato dal Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto
di Soave e da Bibenda al Cavalieri Hilton di Roma.
Un evento didattico e di degustazione votato al tema di questo vino
da territorio o meglio da territori. A Roma sono infatti stati presentati
una serie di Soave per tracciare un ideale itinerario attraverso
le Valli della DOC tra pendenze, altitudini, suoli calcarei o vulcanici,
varietà e cloni.
Il confronto, guidato dal presidente del Consorzio Arturo
Stocchetti, ha delineato chiaramente qual è
la potenzialità in termini di carattere ed originalità
della garganega che solo qui sa esprimersi a questi livelli, lasciando
intatte le sue peculiari caratteristiche di tipicità.
Anche Antonio Paolini, noto giornalista
del Messaggero ha sottolineato la nuova
mentalità produttiva della zona del Soave (è imminente
la pubblicazione di un suo ampio reportage sulla denominazione nel
prossimo numero di TUTTOTURISMO).
Ci sono produttori che in pochi anni hanno sbriciolato tutti i pregiudizi
valorizzando ogni singolo terroir.
Il Soave è un vino che non delude; un vino cordiale, amichevole,
sincero, un vino vero che si può trovare in tutta Italia
e che può accompagnare una vastissima gamma delle proposte
gastronomiche made in Italy.Per Fabio Piccoli di Euposia questa
è una zona fra le più attive in questi anni in Italia.
Il segreto di questo nuovo successo va sicuramente legato alla voglia
di migliorare dei produttori credendo più fortemente nel
legame instaurato tra il vitigno garganega ed il territorio.
Franco Maria Ricci, patron dei Sommelier romani,
ha quindi voluto ringraziare i 35 produttori
che hanno consentito ai tantissimi Sommelier, presenti al seminario
ed alla degustazione, di anticipare un avvincente viaggio tra i
grandi cru del Soave.
I vini presentati sono stati infatti accompagnati da una piccola
carta d’ identità ed individuati sulla
carta dei suoli - una sorta di anteprima dell’
importante lavoro di ricerca che vedrà impegnato il Consorzio
e Veneto Agricoltura nei prossimi 2 anni.
Un appuntamento comunque importante per farsi conoscere da un pubblico
preparato che è al contempo ambasciatore della qualità
e filo diretto con il consumatore.

10 gennaio 2005
• IL SOAVE ALL’HILTON DI ROMA CON
L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER.
35 aziende, più di 150 vini, oltre 1000 bottiglie per la
grande degustazione che il Mondo del Soave porterà a Roma
il prossimo 31 gennaio 2005.
Soave, Soave Classico, Soave Superiore e Recioto di Soave DOCG i
protagonisti di questa iniziativa rivolta a giornalisti, ristoratori
e sommelier.
“Soave, autoctono per natura” il titolo
ufficiale dell’evento, che si svolgerà nelle prestigiose
sale dell’Hotel Cavalieri Hilton dalle 16.00 alle
21.30.
Oltre alle degustazione dei vini, organizzata in collaborazione
con l’Associazione Italiana Sommelier di Roma, alle 18.00
ci sarà anche un seminario di approfondimento dedicato a
“Il Soave dei grandi Cru”.
Una grande opportunità quindi, per conoscere meglio una
denominazione che è riuscita a concertare tra i produttori
progettualità, tutela e valorizzazione rilanciando con forza
il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono
puntando, con costanza e determinazione su un ottimale rapporto
qualità/prezzo.
Una filosofia produttiva che ha sempre caratterizzato le aziende
del Soave ma che si sta rivelando ancor più strategica negli
ultimi anni.

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