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Venetian Cluster
castello di Soave

news 2005

 

12 dicembre 2005
• IL SOAVE? UN CLASSICO… DISTRETTO DEL VINO BIANCO
Copertina Libro Sistema Soave Presentata la pubblicazione del Consorzio su "Il Sistema Soave tra produzione e
mercato" curata da Aldo Lorenzoni.
La presentazione è stata preceduta da un interessante tavola rotonda sull’
attuale situazione vitivinicola italiana animata da Fabio Piccoli con la
partecipazione di:
- Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio Tutela Vini Soave Recioto di
Soave,
- Emilio Pedron, delegato del Gruppo Italiano Vini e Presidente del Consorzio del Valpolicella,
- Giorgio Pasqua, dell’omonima azienda viticola e Presidente degli industriali veronesi del vino,
- Bruno Trentini, Direttore generale della Cantina di Soave,
- Andrea Sartori, guida della Sartori Vini e Presidente dell’Unione Italiana vini.
IL SISTEMA SOAVE
Il Soave? Un Classico! C’è un vero e proprio sistema alla base della positiva stagione dell’unico dei vini veronesi, uno dei pochi italiani, che è riuscito a tenere sul fronte dei valori in anni di stagnazione e regresso dei consumi. Un sistema i cui elementi che per natura lo qualificano sono sostanzialmente tre, i produttori, il Consorzio di tutela e le istituzioni, ma che proprio grazie alla rete delle loro relazioni, arriva a comprendere una quarta voce, quella del territorio, facendo di questo sistema un vero distretto “cluster” del vino bianco.
Ed è proprio il Consorzio a tracciare, con una completa indagine, il quadro socio economico attuale di questa DOC.
Peculiarità di questo sistema sono una rete di piccole e medie aziende vitivinicole, proiettate al massimo livello qualitativo, e più di 2.700 piccole aziende, che nel 2004 hanno utilizzato la denominazione, per la gran parte coordinate da 7 Cantine Cooperative che sanno ottimizzare al meglio, con appositi progetti, qualità e produzioni. Strategiche queste anche in tema di valorizzazione del territorio, organizzazione del lavoro e, non da ultima, in tema di prezzi liquidati che fungono da riferimento anche per la
rimanente quota di prodotto disponibile.

Non meno importante il ruolo dell’ industria a cui è affidato storicamente il compito della promozione sui mercati internazionali. Piccoli produttori (la parcellizzazione anche dal punto di vista della distribuzione degli appezzamenti è un aspetto peculiare: più del 50% di aziende non arrivano a 5 ettari), cooperative che assicurano funzionalità ed efficacia del sistema e industria, agenti
profondamente diversi, finiscono quindi col confluire in un’unica direttrice di azione, quella che è mossa dalla consapevolezza delle potenzialità di un grande vino. Proprio attorno al prodotto si concentra l’azione del Consorzio di tutela: promozione, approfondimento tecnico, analisi scientifica, amministrazione della Denominazione anche attraverso attenti controlli (tra
tutti il Progetto tutela che ha di fatto preceduto le funzioni del riconoscimento ministeriale) diventano alcuni degli strumenti attraverso i quali l’organismo di tutela di settore si affianca al laborioso impegno dei produttori.
Da questa complessa progettualità nasce la zonazione del Soave, la prima nel Veneto, strumento grazie al quale una delle Denominazioni più prestigiose ha voluto porre sotto la lente di ingrandimento tutti i fattori che identificano il Soave (natura del terreno, esposizione, ruolo e conseguenze dell’azione dell’uomo, tradizione, cultura e conoscenza dei padri ma anche tecnologia e know-how dei figli) per ribadire che alla base della sua unicità c’è l’unicità di un territorio.
I risultati della ricerca e l’analisi precisa dei mercati, hanno quindi spinto i produttori a riflettere profondamente sulle regole delle
produzioni, differenziandone le tipologie secondo una precisa piramide qualitativa.
Soave Doc, Colli Scaligeri, Soave Classico, Soave Superiore Docg, senza contare il Recioto di Soave (il primo vino veneto a godere dell’eccellenza che nel 2004 è stato certificato per ben 1.793,20 ettolitri) diventano per il Soave un poker di opportunità tra le quali scegliere per progettare il miglior risultato aziendale trasmettendo con più convinzione un chiaro concetto di ricerca e selezione qualitativa. Non c’è più, quindi, solo e soltanto il fattore economico (anche se oggi il vigneto Soave è tra i più
remunerativi in Italia), ma a fare da motivazione oggi c’è proprio una nuova attenzione al territorio ed al consumatore che al desiderio affianca curiosità ed impegno nel virtuoso circolo della conoscenza. Come dire, dunque, che ad essere soddisfatta è la “sete” in senso lato.

Le nuove progettualità di ricerca, proposte dal Consorzio e condivise da Veneto Agricoltura, vanno proprio in questa direzione:
1. conoscenza e tutela del territorio e delle sue valenze paesaggistiche per coinvolgere il consumatore nel concetto di produzione e come custode di questo patrimonio condivisibile;
2. valorizzazione dei cru aziendali e della loro storia come testimonianza vera di un sistema coeso, omogeneo e ricco di suggestive peculiarità e di tanti segreti.
Un “Soave” evocativo quindi, che sa già di coccola, di confidenza, di schiettezza un vino...insomma, proiettato verso i nuovi trend di consumo delineati dagli osservatori dei mercati che piazzano i bianchi autoctoni, giovani e caratterizzati, al top delle preferenze. C’è anche questo consumo per così dire comunicativo e socializzante tra gli elementi che hanno fatto crescere del 21% il valore del Soave e del 30% quello del Classico (con un’ impennata del 16% nel solo 2004) nell’ultimo triennio. Una crescita che premia il lavoro fatto negli ultimi 5 anni su di un territorio dai numeri significativi se si tiene conto che sui 12 mila ettari complessivi dei comuni che rientrano nella Denominazione, ben 6.500 sono vitati a Doc e Classico, quasi il 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini a Doc ed il 40% di quella provinciale.

IL MERCATO - L’analisi dei dati produttivi e di mercato spingono ora il Consorzio a dare una lettura più ampia dei fenomeni commerciali della DOC Soave.
Per quanto riguarda il Soave DOC pur nell’alternanza stagionale sembra oggi aver trovato un proprio equilibrio sul prezzo remunerando adeguatamente i produttori e rimanendo appetibile per gli imbottigliatori.
Sembrano stabilizzarsi anche l’uso delle sottozone Colli Scaligeri, rimane invece uno spazio di riflessione per il Superiore Docg, una Garantita che sta iniziando ora a scrivere le pagine della sua storia e che deve farsi conoscere.
Più in tensione è invece il Soave Classico che, da alcuni anni, viene consumato più di quanto prodotto, con una sostanziale riduzione delle giacenze storiche.
“Serve quindi in questa fase una azione mirata di monitoraggio e controllo più attento sul vinificato”.
“Come dire che la gestione oculata del prezzo, oggi sul punto di equilibrio, diventa anche l’unica strada da percorrere per non perdere consumatori: gli ultimi dati fissano oltre i 6 euro/ettogrado il Doc e quasi a 8,50 euro il Classico. Ed è studiando la valutazione dello sfuso, confrontato con le altre Doc scaligere, che è possibile individuare il momento della ripresa dei vini di Soave: il dato storico racconta di una stabilità raggiunta ormai da tre stagioni. Per il Doc l’equilibrio arriva con sei mesi di anticipo, da dicembre 2003 a giugno 2004, quasi a far da battistrada ad un semestre di continua ascesa per il Classico capace di passare da 6 ad 8 euro.
Quello a cavallo degli anni duemila è un Soave che tiene però anche perchè si autoregola, è in grado di calibrarsi grazie alla maturità del mondo della produzione e che alla pericolosa euforia che potrebbe accompagnare il trend in crescita preferisce l’indagine sui mercati e sul ritratto del consumatore. Il “giudice” alla fine è lui, il consumatore che interpreta la qualità come l’unica variabile ritenuta giustificazione di un apprezzamento.
Il che, a ben guardare, è alla fine una garanzia anche per la produzione, una sorta di “assicurazione” contro politiche di aumenti di prezzo che potrebbero sortire l’effetto boomerang. Si spiegano così i numeri del Soave, 50 milioni di bottiglie di Doc, 17 milioni di Soave Classico e quasi un milione di Soave e Recioto, entrambe a Garantita, che vengono “sfornate” ogni anno. In termini di produzione lorda vendibile, stando ai dati del 2004, il controvalore dell’intero sistema arriva a sfiorare i 130 milioni di euro.
L’ultimo dato quindi, sul quale centrare l’attenzione, è quello dell’ imbottigliato (per il 38% in zona di vinificazione, per il 34,76% nel comprensorio dei 13 comuni della Denominazione, con un 19,25% che viene imbottigliato fuori zona ma sul territorio nazionale e quasi l’8% all’ estero): nel 2004 la Gdo sul mercato interno ha significato il 49% del valore, il 20% tra dettaglio tradizionale e specializzato ed il 19% i grossisti. All’estero il dato si trasforma nel 62% della Gdo e nel 23% in mano a importatori-distributori-agenti con il 10% (dato in linea col mercato interno) del dettaglio specializzato. Fuori Europa si esporta di meno ma per un valore maggiore: il 70% di export in territorio UE ha un controvalore di 60 punti percentuali mentre fuori Unione il 30% di prodotto ha un controvalore superiore di 10 punti percentuali.
L’analisi non tralascia infine un identikit delle aziende agricole che spiccano per la lunga tradizione gelosamente custodita dai “padri” tutt’ora saldamente al timone delle aziende. Ma se gli ultrasessantenni che guidano l ’azienda sono il 46% del totale, con la percentuale che cala di cinque punti nella fascia d’età compresa tra i 40 ed i 60 anni, fa però capolino un 13% di giovanissimi uomini di vigna e che ha scelto di disegnare tra i filari di Garganega e i testi universitari il suo futuro e quello del Soave.
Copia della pubblicazione può essere richiesta al Consorzio: tel.: 045/7681578 - consorzio@ilsoave.com
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16 novembre 2005
• IL SISTEMA VINO TRA PRODOTTO E MERCATO: IL SOAVE PER ESEMPIO
Convegno Sistema Vino E’ in programma venerdì 25 Novembre una tavola rotonda sul sistema vino e sulle prospettive per il Soave.
Questo dibattito, oltre che per testimoniare quanto è stato fatto nell’ultimo quinquennio dal sistema produttivo del Soave, è indirizzato a tracciare le linee di tendenza del mercato e quindi le progettualità che la denominazione deve porre in essere per i prossimi 5 anni (2006/2010).
Si tratta quindi di un appuntamento importante che consentirà all’area di acquisire consapevolezza sui propri punti di forza e di debolezza per elaborare nuove strategie nel medio termine.
L’attuale situazione congiunturale, anche se al momento favorevole, presenta già nuove sfide. Occorre analizzare i problemi e delineare nuove e più importanti strategie per affrontare al meglio ogni singolo mercato. [scarica il PROGRAMMA]
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14 novembre 2005
• MERANO WINE FESTIVAL: IL CONSORZIO DEL SOAVE RAPPRESENTA IL VENETO
Il Soave, unico Consorzio tutela del Veneto, alla kermesse riservata al meglio del meglio. Saranno tre giorni al top quello dell’organismo di tutela invitato, per la seconda volta consecutiva e questa volta come unico portacolori veneto, all’esclusivo Merano international wine festival & culinaria, in scena questo fine settimana al Kurhaus di Merano. La partecipazione a questa rassegna è ormai da anni caratterizzata da dei parametri di selezione a dir poco esasperati, che ne hanno col tempo accresciuto il prestigio e la fama. E sulla passerella, scelti come vini esempio di “intensità complessità, eleganza e straordinaria personalità”, ci saranno anche sei aziende che, anche per la loro localizzazione, presentano una panoramica completa della Denominazione.

Tra i cento top italiani ci sono infatti i Soave di Inama, Gini e Pieropan e sempre su un trittico si gioca la prestigiosa presenza del Recioto di Soave Docg nella sezione riservata a passiti e dintorni che Gourmet’s international, organizzatrice dell’evento, ha battezzato “dulcis in fundo”. I “magnifici” tre portano l’ etichetta di Cà Rugate, Agostino Vicentini e Villa Erbice.
La prestigiosa vetrina della Kurhaus diventa quindi un altro importante appuntamento per la denominazione scaligera per confermare una crescita qualitativa che il mercato sta premiando con convinzione. Per gli appassionati dei grandi bianchi italiani da vitigno autoctono è una occasione unica per apprezzare ogni singola sfumatura dei grandi cru del Soave selezionati dal Consorzio ed al centro di un ambizioso progetto di studio sostenuto da Veneto Agricoltura.

A conferma poi della nuova riconoscibilità del Soave come portabandiera del carattere italico tra i grandi bianchi nazionali ecco che anche la Guida ai Vini Buoni d’Italia proprio in questa occasione premia con il massimo riconoscimento 4 importanti aziende del Soave per vini che si sono distinti per carattere ed identità:
- il Soave Classico 2004 “Castello” della Cantina del Castello,
- il Soave Classico 2004 “Vigneti di Monteforte” di Santi-GIV,
- il Soave Classico DOC 2003 “Le Rive” di Suavia.
Dulcis in fundo il Recioto di Soave 2003 “La Perlara” di Cà Rugate che va a premiare la prima DOCG del Veneto. inizio-pagina


11 ottobre 2005
• ANCHE PER LE GUIDE SPECIALIZZATE IL SOAVE RILANCIA E RADDOPPIA
L’autunno, nel mondo enologico, è periodo di lavoro frenetico, di speranze, di attese riguardo l’annata in corso. Ma anche di aspettative sulle valutazioni dei vini esaminati nei mesi scorsi, che proprio in questo periodo vengono rese note dalle principali guide del settore, come quelle di Slow Food-Gambero Rosso, l’Espresso e Vini Buoni d’Italia.

Mai come quest’anno le commissioni di degustazione delle varie riviste, nella loro periodica, monumentale opera di valutazione e descrizione dei migliori vini del territorio italiano, si sono trovate in difficoltà nell’ affrontare l’imbarazzante numero di grandi “Soave” da guida.

Per la guida Slow Food-Gambero Rosso il Soave quest’anno batte ogni record precedente confermando il trend di crescita. Sono cinque i 3 bicchieri con una particolare attenzione ai Cru che non utilizzano il legno ma che puntano tutto su freschezza e personalità.
Una new entry per Cà Rugate con il Soave Classico 2004 “Monte Fiorentine” e tante conferme quali Coffele con il Soave Classico 2004, “Cà Visco”, Pieropan col Soave Classico 2003 “Calvarino”, Prà con il Soave Classico 2004 “Monte Grande” ed infine Suavia con il Soave Classico 2004 “Monte Carbonare”.

Oltre ogni previsione il successo del Soave anche per la rigorosa guida de l’Espresso curata da Ernesto Gentili, Fabio Rizzari e Massimo Zanichelli, che vede raddoppiare le segnalazioni di eccellenza.
Questa guida premia con determinazione i Soave più maturi dell’annata 2003, sottolineando l’ importanza che questa denominazione sta ponendo a struttura e stile.
Accanto alle conferme del Soave Classico 2003 “Calvarino” di Pieropan e il Soave Classico 2003 “Le Rive” di Suavia si piazzano con punteggi da favola: Inama, Soave Classico 2003 “Vigneto di Foscarino” e Montetondo col Soave Superiore DOCG 2003 “Foscarin Slavinus”.

Anche per la guida Vini Buoni d’Italia che ha come proprio obiettivo la valorizzazione dei vitigni autoctoni il Soave quest’anno rilancia e raddoppia le segnalazioni piazzando con il massimo dei voti 4 vini che sottolineano una grande corrispondenza con l’uva garganega di origine; il Soave Classico 2004 “Castello” della Cantina del Castello, il Soave Classico 2004 “Vigneti di Monteforte” di Santi-GIV, il Soave Classico DOC 2003 “Le Rive” di Suavia.
Dulcis in fundo il Recioto di Soave 2003 “La Perlara” di Cà Rugate che va a premiare la prima DOCG del Veneto, ma anche il vino che valorizza al meglio il grande lavoro in vigna ed in cantina dei produttori del Soave.
Impegno riconosciuto anche dagli organizzatori del Merano Wine Festival, tanto che l’edizione 2005 vedrà tra gli espositori invitati, unico tra i consorzi del Veneto, il Consorzio Tutela Vini Soave. inizio-pagina


17 settembre 2005
• ALLA CASA DEL VINO DI SOAVE LEZIONI DI GUSTO PER GLI STUDENTI DELL’
UNIVERSITA’ “SLOW” DI SCIENZE GASTRONOMICHE

Alla Casa del Vino come in un’aula universitaria: lunedì 19 settembre “l’ enclave” dei vini tipici dell’Est veronese cambia maglia e indossa quella da Sede didattica dell’Università di Scienze Gastronomiche. Proprio Soave e la Casa del Vino, sede dei Consorzi di tutela di denominazioni quali il Soave ed il Recioto di Soave Docg, il Lessini Durello, l’Arcole Doc, delle tre associazioni che alle altrettante denominazioni hanno dedicato una Strada del Vino, e del Consorzio del formaggio Monte Veronese Dop, apre le porte agli studenti del secondo anno dell’Università voluta da Slow Food.

Ma, a ben vedere, apre le porte anche all’intera comunità visto che a seguire la lezione che impegnerà gli studenti, è previsto a mezzogiorno l’incontro con i rappresentanti dei media: come dire, insomma, che se festa dovrà essere potrà essere tale solo facendo partecipare il territorio, inteso nel senso più ampio del termine.
A fare gli onori di casa il presidente del Consorzio del Soave Arturo Stocchetti assieme a Gino Bortoletto, governatore Veneto di Slow Food. In cattedra, invece, Angelo Peretti, forse la firma più autorevole in tema di cultura dell’enogastronomia del Veneto Occidentale.
Proprio da Soave, e dalla Casa del Vino, partirà come detto la formazione, per così dire, “open air”, dei futuri dottori in Scienze Gastronomiche.
Abbandonate le aule di Pollenzo (Cuneo) e Colorno (Parma), agli studenti viene data l’opportunità di confrontarsi con le diverse realtà produttive regionali, nazionali, europee e mondiali. Lo strumento ideale è appunto lo stage, unico modo per rendere lo studente partecipe in prima persona ma anche per farne il conoscitore diretto di ciò che lui stesso ha appreso in aula. L’anogastronomia, così, esce dal limbo della teoria per imporsi, all’ insegna della cultura, della tecnologia, della tradizione e naturalmente del gusto, con la concretezza di un luogo di appartenenza, di un territorio di origine, di sistemi produttivi diversificati, di materie prime eterogenee che solo le diverse tradizioni possono trasformare nelle mille espressioni del tipico.
Non nasconde la propria soddisfazione Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio che tutela il “Classico Bianco d’Italia”, per un’attribuzione, quella di sede didattica che al contempo riconosce l’autorevolezza dell’ organismo consortile, ne premia l’impegno e favorisce il consolidamento dei rapporti con il mondo accademico. Soave, quindi, primo in cattedra: la tappa nel cuore della Doc sarà infatti la prima di un lungo periodo di formazione in itinere (12 giorni) che porterà gli studenti nei luoghi più rappresentantivi dell’enogastronomia veronese e veneta, alternando lezioni teoriche ad incontri tecnici, visite didattiche a momenti conviviali concepiti come prove del gusto.

All’ombra delle mura medievali si parlerà, ovviamente, del Bianco Soave, la sua tradizione e i suoi numeri, la sua imprescindibile centralità in un concetto di cooperazione che qui ha fatto scuola, suoli, vigneti e tecnologie, ma anche la riscoperta dell’ eccellenza sotto forma di Cru. E ancora le vigne e i paesaggi, il mondo della produzione ed i prodotti tipici dal riso (il Vialone Nano Igp) all’ olio (l’Extra Vergine delle Colline Veronesi) fino ai formaggi (il Monte Veronese Dop).
E ancora il sempreverde Lessini Durello Doc e la terra dei grandi rossi, la veronesissima Valpolicella. inizio-pagina


2 settembre 2005
• GIACENZE AL MINIMO STORICO – TENUTA NEI PREZZI E ATTENZIONE ALLA QUALITA’ IN VIGNA: IL SOAVE E’ PRONTO PER LA VENDEMMIA 2005
La stagione
Dopo un inverno caratterizzato da temperature e precipitazioni più alte della media degli ultimi anni, la primavera ha visto una piovosità scarsa anche se regolarmente distribuita nel tempo. Il germogliamento della garganega (24 aprile ­ 1 maggio) è slittato quindi di qualche giorno rispetto agli ultimi anni, la fioritura è invece avvenuta con qualche giorno di anticipo 2 ­ 15 giugno.
Tranne qualche focolaio iniziale in alcuni areali di pianura, la pressione parassitaria è stata molto debole, i vigneti sono oggi da questo punto di vista molto sani ed equilibrati nell’aspetto produttivo, grazie anche ad un puntuale servizio di monitoraggio e di informazione, svolto dall’ufficio tecnico del consorzio e dagli agronomi delle cantine cooperative.
Questo servizio si è avvalso delle 15 nuovissime stazioni agrometeorologiche che operano sul territorio attivate da Consorzio e cantine creando un tempestivo e aggiornato riferimento per gli operatori.
Potature più corte, eliminazione dei doppi germogli e interventi in verde sono ormai buona pratica in tutte le aziende viticole del Soave.
Un risultato raggiunto grazie alla costante sensibilizzazione fatta dal consorzio che da otto anni attua con appositi progetti di tutela, una rigida politica del controllo in vigna delle produzioni e che ha ottenuto il riconoscimento ministeriale per operare nell’ambito del piano dei controlli previsto dal D.M. 29/05/01.

Le piogge attese per la fine di giugno sono arrivate con qualche giorno di ritardo interessando saltuariamente in luglio tutta l’area produttiva. In questo periodo è importante intervenire con azioni di diradamento dei grappoli là ove la garganega manifesti particolarmente la propria naturale generosità.
Il mese di agosto è risultato, invece, più problematico dal punto di vista climatico, sia per le frequenti piogge, che per un conseguente abbassamento delle temperature. Il persistere di queste condizioni meteorologiche, oltre a più frequenti precipitazioni, hanno fatto slittare di qualche giorno l’invaiatura della garganega, inoltre alcuni fenomeni grandinigeni a cavallo di ferragosto hanno interessato alcune circoscritte aree pianeggianti della Doc nei comuni di Roncà e Montecchia di Crosara.
Il mese di settembre risulterà, quindi, strategico per recuperare il tempo perduto. La vendemmia dovrebbe, perciò, date queste premesse, slittare di qualche giorno rispetto alla scorsa stagione.

Dal punto di vista qualitativo, quindi, almeno dal Soave Classico e dalla sottozona Colli Scaligeri si attendono il massimo dei voti. I primi rilievi indicano un incremento del contenuto zuccherino, mentre per le quantità è prevista una produzione 2005 che dovrebbe aggirarsi tra i 500.000 ed i 520.000 Hl , segnando un leggero incremento rispetto alla vendemmia 2004.

Il Mercato
Un’attenta gestione delle produzioni, un ulteriore recupero sui prezzi ed una nuova e forte attenzione del mercato verso il Soave sono gli elementi più significativi di questa fase congiunturale per il Soave. La denominazione è riuscita infatti a concertare tra i produttori progettualità, tutela e valorizzazione rilanciando con forza il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono puntando, con costanza e determinazione, su un ottimale rapporto qualità/prezzo.

Una filosofia produttiva che ha sempre caratterizzato le aziende del Soave ma che si sta rivelando ancor più strategica negli ultimi anni. Dagli ultimi dati elaborati dal Consorzio risulta evidente come il mercato stia premiando il Soave; le giacenze sono oggi ridotte al minimo storico soprattutto per quanto riguarda il Soave Classico.

Il Soave è quindi ritornato leader nel mercato dei vini veronesi recuperando negli ultimi tre anni il 21% del proprio valore mentre il Soave Classico è arrivato quasi al 30% (+16% del valore nel solo 2004). Questo proprio grazie al forte ritorno del consumatore a prediligere vini bianchi prodotti da vitigni autoctoni italici che presentino un buon rapporto qualità/prezzo, come è per l’appunto il caso del Soave. Pur delimitata infatti in un’area relativamente ristretta, poco più di 12.000 ettari, i vigneti iscritti alla DOC Soave e Soave Classico sono più di 6.500 ettari, rappresentando quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini DOC e circa il 40% della provincia di Verona.

Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica che per la specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso è stato indicato come l’unica area veronese vocata per la produzione di grandi vini bianchi), assume, nell’articolato panorama dell’enologia italiana, un ruolo di riferimento. inizio-pagina


5 luglio 2005
• SOAVE AL TOP NEL SELETTIVO CONCORSO ENOLOGICO RISERVATO AI VINI VERONESI
A sigillo di una felice stagione vendemmiale, quella del 2004, per i vini bianchi, con 16 Soave DOC e Classico, 12 Recioto di Soave DOCG e 3 Soave Superiore DOCG alla seconda edizione del Verona Wine Top la zona del Soave
si conferma come la più importante area per la produzione di grandi vini bianchi di territorio da vitigno autoctono.
Sono del resto i numeri stessi della denominazione a definire le ambizioni e le valenze, sia tecniche che economiche, di questo territorio circoscritto e sostanzialmente originale dal punto di vista ampelografico, pedologico, climatico e tecnologico.
Pur delimitata in un’area relativamente ristretta, poco più di 10.000 ettari, i vigneti iscritti alla DOC Soave e Soave Classico sono quasi 6.600 ettari, rappresentando, dal punto di vista numerico quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini qualificati DOC e circa il 40% in provincia di Verona.
Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica che della specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso è indicato come l’ unica area veronese vocata per la produzione di grandi vini bianchi), assume, nel contesto regionale e più in generale nell’articolato panorama dell’enologia italiana, un ruolo di riferimento.
Organizzato dalla Camera di Commercio di Verona e riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il Concorso ha visto impegnate 8 commissioni di enologi e giornalisti specializzati.
Questi nello specifico i risultati di quello che potremmo definire il Soave Wine Top:

Soave DOC 2004 Cantina Sociale Valpantena
Soave DOC Colli Scaligeri 2003 Cantina di Colognola ai Colli
Soave DOC Fontego 2004 Az. Agr. La Cappuccina
Soave DOC San Brizio 2004 Az. Agr. La Cappuccina
Soave DOC Vigne di Sande 2004 Az. Agr. Villa Canestrari s.s.

Soave DOC Classico Cà de Napa 2004 Cantina Valpolicella Negrar
Soave DOC Classico Le Crosare 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Soave DOC Classico I Fossili 2004 Cantina Montecchia di Crosara
Soave DOC Classico Villa Rasina 2004 Cantina di Soave s.a.c.
Soave DOC Classico Rocca Sveva 2004 Cantina di Soave s.a.c.
Soave DOC Classico Monteleon 2004 Az. Vitivinicola Roncolato
Soave DOC Classico Capocolle 2004 Cantine Lenotti
Soave DOC Classico Monte Tondo 2004 Az. Agr. Monte Tondo s.s.
Soave DOC Classico Il Roccolo 2004 Az. Agr. Le Mandolare
Soave DOC Classico Clivus 2004 Cantina di Monteforte d’Alpone
Soave DOC Classico Il Vicario 2004 Cantina di Monteforte d’Alpone

Soave Superiore DOCG Montecletha 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Soave Superiore DOCG Classico Foscarin Slavinus 2002 Az. Agr. Monte Tondo s.s.
Soave Superiore DOCG Classico Vigneto di Castellaro 2002 Cantina di Monteforte d’Alpone

Recioto di Soave DOCG Vernus 2002 Casa Vinicola Sartori Spa
Recioto di Soave DOCG Renobilis 2001 Az. Agr. Claudio e Sandro Gini
Recioto di Soave DOCG I Fossili 2003 Cantina Montecchia di Crosara
Recioto di Soave DOCG Spumante dolce 2002 Az. Agr. Pagani Arcangelo
Recioto di Soave DOCG I Cerceni 2002 Casa Vinicola Cambrago srl
Recioto di Soave DOCG Acinatico 2003 Cantina di Colognola ai Colli
Recioto di Soave DOCG 2003 Az. Agr. Vicentini Agostino
Recioto di Soave DOCG San Zeno 2003 Az. Agr. Fasoli Gino
Recioto di Soave DOCG Suavissimus 2002 Az. Agr. Nardello Daniele
Recioto di Soave DOCG Classico Le Schiavette 2003 Az. Agr. Le Mandolare
Recioto di Soave DOCG Classico Il Sigillo 2003 Cantina di Monteforte d’ Alpone
Recioto di Soave DOCG Classico Mida Rocca Sveva 2002 Cantina di Soave s.a.c.

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30 giugno 2005
• A CONSORZIO DI SOAVE IL PRIMO CONSORZIO DI TUTELA ITALIANO CON CERTIFICAZIONE AMBIENTALE
Un Promosso a pieni voti il Sistema di Gestione Ambientale (SGA) del Consorzio Tutela Vini di Soave e Recioto di Soave. La certificazione del SGA di Casa del Vino segue quella del Sistema di Gestione per la Qualità (secondo la norma UNI EN ISO 9001) ottenuta nel 2002 e riconfermata lo scorso anno.
CSQA, l’ente di certificazione accreditato da Sincert, ha riconosciuto conforme il SGA del Consorzio alla norma UNI EN ISO 14001:2004, norma “che specifica i requisiti da rispettare per attuare una politica e stabilire dei programmi ambientali, tenendo conto delle prescrizioni legislative e gestendo gli aspetti ambientali connessi alle proprie attività, al fine di ridurne gli impatti”.
Al centro dell’attenzione dei valutatori sono finiti la sede consortile, la Casa del Vino, e le attività di servizio svolte dagli operatori nei confronti dei soci.
Due quindi gli ambiti operativi della gestione attuata dal Consorzio, quello, più contenuto, legato agli aspetti ambientali “diretti” della struttura Casa del Vino e quello, ad impatto più significativo, connesso all ’influenza positiva che il Consorzio può esercitare sull’ambiente “indirettamente”, vale a dire attraverso: la formazione e l’aggiornamento dei tecnici e dei soci, la raccolta dei dati meteo e la valutazione degli stessi per la pianificazione dei trattamenti antiparassitari con la stesura e diffusione del bollettino agro-meteo, l’invio di informative, l’assistenza tecnica alle aziende viticole.

L’elenco degli aspetti ambientali, secondo questo punto di vista, è vastissimo, si riportano di seguito solo alcuni dei fattori ambientali sui quali il Consorzio può esercitare una forma di influenza attraverso l’ erogazione del servizio agro-tecnico: contaminazioni del suolo e del sottosuolo ed emissioni in atmosfera, che possono essere contenute e sorvegliate agendo su attività quali: la gestione dei residui organici, il deposito di prodotti chimici e la gestione di eventuali sversamenti, le modalità di utilizzo di fertilizzanti e prodotti antiparassitari, la gestione scorretta, il deposito e lo smaltimento dei rifiuti prodotti; e ancora: dilavamento di sostanze chimiche come conseguenza di non corrette lavorazioni colturali del terreno, consumo idrico per ricorso eccessivo all’ irrigazione. Le aziende test, per la valutazione dell’azione del Sistema di Gestione implementato dal Consorzio sulle aziende viticole della Denominazione, hanno proposto volontariamente la propria adesione al progetto.
“L’obiettivo dal quale ha preso le mosse il progetto del Consorzio è stato il miglioramento dell’economia complessiva del territorio attraverso la definizione di requisiti ambientali condivisi dalle aziende aderenti. Il nostro progetto”, spiega Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave, “vuole essere lo strumento attraverso il quale garantire il presidio di parametri igienico-sanitari, della qualità, della produzione, della salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni alimentari che possa diventare un forte e condiviso elemento di difendibilità. Il progetto è e dovrà continuare ad essere, il protagonista anche della comunicazione dell’azione del consorzio”.

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23 giugno 2005
• A LEZIONE DA MARZ - “ SOLA GARGANEGA E TREBBIANO DI SOAVE PER IL SOAVE CHE CONQUISTA I TEDESCHI ”
Un Soave naturale, proveniente da buoni vigneti, l’impiego di sola Garganega e Trebbiano di Soave senza Chardonnay (ammesso) e Sauvignon (vietato), senza residuo zuccherino e battonage a tutti i costi, senza legno nuovo e tannini
in polvere, bensì con un’acidità pronunciata ed un meraviglioso frutto tipico: il Soave che conquista tedeschi, austriaci e svizzeri deve essere così.
Lo ha scritto, e poi lo ha spiegato direttamente ai produttori, Andreas Marz, caporedattore di Merum, la “bibbia” dei vini italiani sui mercati dei tre Paesi europei. Proprio come uno sguardo d’insieme ai tre mercati attraverso la mediazione di Marz è stato concepito il workshop che ha portato un gruppo di produttori nel “covo” del creatore di Merum a
Lamporecchio, in provincia di Pistoia.
Al suo fianco, per sviscerare nel profondo il discorso, Jean-Pierre Ritler, che di Marz è il vice. Dopo la giornata di studio promossa a maggio con lo scopo di approfondire le strategie di marketing per conquistare i mercati statunitensi, tedesco e inglese, il Consorzio tutela ha voluto quindi approfondire nel dettaglio la conoscenza dei buyers di Austria, Germania e Svizzera. E non paghi i produttori hanno rifatto le valigie per la Francia quasi a fare dell’ appuntamento con il Vinexpo di Bordeaux l’occasione per affrontare, con l’ occhio del conquistatore e magari anche un po’ quello del provocatore, il
mercato transalpino.
Tornando comunque ai “vicini” dell’area teutonica, a porre le premesse per la giornata di approfondimento è stato proprio il ritratto del Soave ideale, “né magro né grasso” usando le sue parole, abbozzato da Marz sull’ultimo Merum. Di parole d’ordine, usando forzatamente la sintesi, alla fine ce n’è solo una, armonia che risulta essere sostanzialmente il sinonimo di massima qualità.

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16 giugno 2005
• IL SOAVE, L’ARCOLE E IL DURELLO IN VETRINA A BORDEAUX
Non potevano mancare, e infatti i vini delle tre denominazioni dell’est veronese saranno presenti a Vinexpo 2005, l’importante salone vinicolo francese che si terrà a Bordeaux dal 19 al 23 giugno. Superato l’iniziale momento di confusione e sorpresa determinato dalla rinuncia da parte dell’ ICE a coordinare la presenza italiana a Vinexpo, i produttori di vini veronesi e i relativi consorzi si sono riuniti sotto il tetto comune della Camera di Commercio di Verona che ha provveduto a organizzare la partecipazione alla fiera transalpina.

Appena concluso un maggio pieno di iniziative locali e non, alcune finalizzate alla promozione e alla valorizzazione di un vino espressione di un territorio ad altissima vocazione vitivinicola, altre ad una più approfondita conoscenza del mercato globale, il Soave si appresta ad allinearsi agli altri grandi vini bianchi del panorama internazionale, forte dei suoi numeri in evidente contrasto con la crisi enologica europea e della sua fama di “classico bianco d’Italia” che trova sempre più riscontro, oltre che nei numeri, anche nella percezione qualitativa dei consumatori e della critica.

Cresce sempre più il numero di produttori del Soave, infatti, che mietono consensi con i loro prodotti e si aggiudicano i punteggi d’ eccellenza in concorsi e guide specializzate. Un dovere irrinunciabile, quindi, la presenza del Soave tra gli altri grandi vini bianchi del resto del mondo.
Anche il Lessini Durello e l’Arcole, rappresentati dai rispettivi Consorzi, saranno al via della kermesse bordolese. Denominazioni giovani, certo, ma forti della convinzione che la storia e la tradizione alle spalle siano accompagnate ad uno standard qualitativo sorprendente.
Per loro, la sfida è l’accostamento con i grandi classici dell’enologia di scuola francese, dallo spumante metodo classico al taglio bordolese. Panorama già invaso da prodotti provenienti dai paesi emergenti come Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa, ma si sa, la sfida più difficile è quella che si vince con maggior soddisfazione.

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19 maggio 2005
• SOAVE DAYS 2005: DAL CONVEGNO SOAVESE I QUATTRO PROFILI PER UN SOAVE CHE CONQUISTA I MERCATI
Un sogno in bottiglia per gli americani, un vino leggero e versatile per gli inglesi, di grande qualità per i tedeschi ed un nettare “confidente” per gli italiani: quattro mercati, quattro ritratti per un unico vino, il Soave.
Sono stati i “Soave Days” promossi dal Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave a far da cornice al confronto tra quattro testimoni di altrettanti mercati.
Lo stato di salute del Soave è stato tracciato inizialmente da Arturo Stocchetti, che del Consorzio tutela è il presidente: “Sul terreno del rapporto tra qualità e prezzo credo che il Soave abbia delle buone carte da giocare. E’ stato l’unico vino veronese a mantenere le quotazioni sul mercato, un risultato che è il frutto di una oculatissima gestione della produzione. Parlo di “Meraviglioso Soave”, ha proseguito Stocchetti, “perchè proprio la nuova politica della qualità, prima di tutto in vigna, sta restituendogli la sua leadership”. E’ questo il momento per: “Offrire al consumatore un ottimo Soave al giusto prezzo”.

Luigi Pasetto, nelle vesti di presidente di Cantina di Soave, ha posto invece l’accento sulla ricerca come fondamento del futuro del bianco di Soave. La parola per introdurre i lavori è passata a Giorgio Dell’Orefice, redattore di Agrisole a Soave nelle vesti
di moderatore del convegno. Un solo dato è stato il punto di partenza degli interventi in scaletta: i 150 milioni di euro, il 70% dei quali provento di esportazione, come dato di fatturato del Consorzio tutela, come dire della sinergia di oltre tremila imprese. E tra le piazze straniere maggiormente sensibili al nettare Soave, quella americana è la prima.

“Gli Stati Uniti non sono un unico mercato: sono i buyers, i consumatori, i rivenditori, come dire persone diverse che parlano un linguaggio diverso. Negli USA il vino bianco è il più venduto e dopo Chardonnay e Pinot Grigio c ’è anche il Soave. Credo però che il Soave non debba accontentarsi di essere sul mercato: deve vincere”: lo scossone l’ha dato Paul Wagner, giornalista e
docente al Napa Valley College. La ricetta per conquistare l’America? “Venirci, prima di tutto. Non insistere su disciplinari e fermentazioni: gli americani vogliono una storia, quella di vigneti che si estendono sotto un vecchio castello, vogliono aprire una bottiglia di vino e iniziare un viaggio che renda il Soave qualcosa di più di un vino bianco, un sogno in bottiglia”.

E se gli americani di “cartelle cliniche” del vino non vogliono sapere nulla, in Germania la partita si giocherebbe, secondo il giornalista Steffen Maus, proprio sui punti qualificanti di un nome, quello del Soave, ben conosciuto: “Al consumatore tedesco non basta la storia: è molto sensibile alla qualità e quindi a convincerlo sono i progressi della Denominazione, la zonazione ma anche la provenienza del vino. Non guarda di buon occhio un vino anonimo, cerca un marchio e soprattutto la qualità ad un prezzo giusto, come dire dai 4 agli 8 euro”. Investire sul turismo enologico ma non disorientare il consumatore con troppe offerte, l’indicazione di Maus, che ha auspicato una più netta distinzione tra Soave e Soave Classico.

Di seduzione non si parla invece sul mercato britannico indagato da Alessandro Bevilacqua, sulla poltrona di vice alla Continental Wine & Food: “Bianchi e rossi sono già oggi sullo stesso piano in Inghilterra, ma la sorpresa può arrivare in futuro anche dai rosati. Basta guardare il ritratto del consumatore tipo per comprendere quale debba essere la strategia commerciale: donne e uomini, con una certa preponderanza per le prime, sotto i 45 anni, sposati e senza figli, che consumano vino (acquistato nel 60% dei casi al supermercato) a casa, in famiglia e con gli amici, abbinandolo al cibo nei momenti di svago nel fine settimana. Da conquistare sono i giovani”.

E gli italiani? “Identità, riconoscibilità, territorialità, confidenza: su questi terreni si può vincere una partita che deve iniziare dalla
distruzione delle barriere costruite, a suon di tecnicismi, tra consumatore e bicchiere. E soprattutto scommettiamo con coraggio sugli autoctoni. Il Soave ha lavorato sodo negli ultimi anni ed è tra i pochi bianchi italiani ad avere le carte in regola per essere il “sogno” quotidiano, parola di Carlo Cambi, giornalista.

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17 maggio 2005
• IL SOAVE ED I BIANCHI ITALIANI A CONFRONTO TRA GDO E HORECA
Tra Gdo e Horeca, dodici grandi bianchi italiani a confronto: è pensato prevalentemente per i tecnici ed i produttori l’appuntamento che il Consorzio tutela vini Soave e Recioto di Soave, in partnership con Albrigi, ha in cantiere per mercoledì 18 maggio al Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone.
Il cartellone della trentaseiesima Festa del vino propone infatti un momento di approfondimento dedicato al mercato italiano dei vini bianchi: segmentazione, fasce di prezzo, distribuzione e percezione della qualità del vino in relazione alla fascia di prezzo di appartenenza, finiranno sotto la lente di ingrandimento di Luciano Rappo chiamato a condurre una degustazione comparativa nel corso della quale il Soave sarà messo a confronto con i suoi principali competitors interni.
L’orizzonte scelto per la valutazione sarà questa volta, dopo i mercati mondiali “indagati” nel recente convegno di Soave, la grande distribuzione e Horeca.
Il pomeriggio di studio, che si aprirà alle 18 con i saluti di Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio tutela, darà l’occasione all’organismo di tutela stesso per presentare in assoluta anteprima il nuovo DVD dedicato a “Il Soave, autoctono per natura”.

NB: I giornalisti interessati a partecipare sono pregati di dare l’adesione alla segreteria del Consorzio di Tutela: chiamando allo 045/7681578, o inviando un email all’indirizzo consorzio@ilsoave.com

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5 maggio 2005
• IL SOAVE GUARDA AL MERCATO - SI APRONO I “SOAVE DAYS 2005”

SCARICA il PROGRAMMA di SoaveDays 2005 (.zip 200 Kb)

Il giro dei mercati mondiali in un convegno: le piazze statunitensi, britanniche, tedesche ed il mercato italiano finiscono sotto la lente di ingrandimento a “Soave days 2005”, la giornata di analisi e studio in cui “Il Soave guarda al mercato e premia la ricerca”.
E’ quella del 13 maggio la data da segnare in agenda, il giorno in cui l’auditorium di Borgo Rocca Sveva della Cantina di Soave ospita due eventi in uno: dalle 16.00 alle 18.00 l’approfondimento curato dal Consorzio tutela vini Soave e Recioto di Soave dedicato al mercato del “Classico bianco d’Italia”, mentre dalle 18.00 alle 20.00 gli obiettivi sono puntati sulla ricerca con le testimonianze dei 3 vincitori del Memorial Riccardo Ferrari, premio per la ricerca e la sperimentazione in viticoltura istituito dalla Cantina di Soave unitamente all’Università di Verona.

Otto anni dopo l’analisi del mercato dei vini dolci, le cui conclusioni confluirono nel premiatissimo volume dedicato al Recioto di Soave Docg, il Consorzio tutela rinnova l’appuntamento con i testimonial dei mercati stranieri spostando però la discussione sul Soave.
Partendo dalla considerazione del 2004 come anno di svolta per il mondo del vino, svolta assolutamente positiva per il vino di casa, unico nettare veronese e tra i pochi italiani a tenere sul fronte dei valori, il Consorzio vuole oggi favorire il confronto sull’esigenza di individuare per “il succo di Garganega” un linguaggio commerciale unico. Insomma, se la tenuta è riferibile anche al rinnovo delle regole della Denominazione, alla gestione della stessa e di un rapporto qualità/prezzo corretto, costanti del marketing locale, oggi si impongono come priorità, secondo il Consorzio, “nuove importanti scelte da compiere velocemente e coraggiosamente per dare stabilità e continuità al mercato ed un sostegno forte alla Denominazione, con azioni promozionali adeguate ai tempi e proporzionate all’importanza economica del prodotto”. In numeri la traduzione è presto detta: oltre 60 milioni le bottiglie di Soave che ogni anno raggiungono i mercati di tutto il mondo per un valore complessivo stimato in oltre 150 milioni di euro.

Ecco quindi solo alcune delle premesse da cui prendono le mosse i “Soave days 2005”, un plurale che fa il pari con le numerose iniziative a fondo vinicolo promosse nel cuore della Denominazione proprio per le feste che al Soave tanto l’omonima cittadina quanto Monteforte d’Alpone dedicano, rispettivamente, la terza e quarta domenica di maggio. Tornando, comunque, al momento tecnico delle “soavi giornate”, è già il poker di relatori scelti dal Consorzio a rendere evidente il rilievo dell’appuntamento che intende proporre l’analisi del mercato dei vini bianchi italiani, per portare poi la discussione sul Soave.
Paul Wagner, docente di comunicazione al Napa Valley College e consulente, tra l’altro, dell’Ente fiera scaligero per Vinitaly, si occuperà di comunicazione e commercializzazione negli Stati Uniti. Sandro Bevilacqua, importatore con la label Continental Wine & Food, svelerà le nuove tendenze del mercato anglosassone, mentre da Steffen Maus, firma di Weinwirtschaft, si attende la risposta all’interrogativo “Il mercato tedesco è ancora Soave?”. Guarderà invece al mercato italiano la relazione del giornalista Carlo Cambi con una riflessione su quale Soave per il mercato che cambia.
Quattro testimonial, quindi, per “una profonda analisi che, davanti alla velocissima evoluzione del mercato, aiuti a comprendere meglio come una Denominazione possa muoversi tra marchi di origine, sistemi di certificazione, private label e brands aziendali”.
La seconda parte dei lavori, come detto, rivolgerà l’attenzione alla ricerca: Luigi Pasetto, padrone di casa alla presidenza di Cantina di Soave, spiegherà l’importanza della partnership tra impresa e università, prima di passare il testimone ad Alessandro Mazzucco, Magnifico rettore dell’ateneo scaligero chiamato a consegnare i premi del Memorial Ferrari istituito dalla Cantina di Soave.
Claudio Giulivo, presidente del Cive, si occuperà invece del ruolo del corso di laurea nel comparto vitivinicolo, prima di lasciare il microfono ad Elisa Verzini, Alessandra Padovani e Tommaso Biasi, vincitori del premio per la ricerca. Concluderà i lavori Roberto Ferrarini, docente del Cive, chiamato ad illustrare l’attività di ricerca e sperimentazione che vede impegnata l’università di Verona.
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18 marzo 2005
• IL DISTRETTO VENETO DEL VINO SCOMMETTE SUI BIANCHI DEL VERONESE ORIENTALE.
I grandi Bianchi del veronese Orientale tengono a battesimo il Distretto Veneto del Vino. E’ stata la vetrina di Agrifood quella che l’Ati (Associazione temporanea di impresa), da poco costitutita tra i Consorzi Tutela del Soave, del Lessini Durello e dell’Arcole (che coinvolgono complessivamente oltre 10 mila ettari di superficie) ha scelto per presentare il progetto che per primo dà corso alla quinta misura del Distretto Veneto.
Un flute, il bicchiere del Soave ed un tulipano da degustazione, i contenitori elettivi del Lessini Durello, del Soave e dell’Arcole, sono infatti l’immagine visiva del progetto che punta, secondo gli obiettivi del Distretto, alla “realizzazione di un progetto di comunicazione integrata per la valorizzazione e la conoscenza del vino veneto bianco attraverso le più moderne tecnologie divulgative”.
Forte dell’assegnazione di un finanziamento regionale di 100 mila euro, l’Ati dell’Est veronese, che investirà nel progetto altri 150 mila euro, ha elaborato un progetto che ha nell’autoctonia dei suoi vini il punto di forza.
La Durella, il Trebbiano di Soave, la Garganega, i vitigni autoctoni che stanno alla base del Soave (3 mila e 300 aziende suddivise su 6 mila e 500 ettari ed il primato tra le produzioni a Doc della provincia di Verona), del Lessini Durello (500 ettari di vigneto e oltre 400 aziende e dell’Arcole (2500 ettari di vigneto sul quale insistono 1500 imprese), costituiscono la summa dei valori delle rispettive Denominazioni.
Un concetto, questo, ben espresso dal progetto che individua nella “qualità intesa come diversificazione, tipicizzazione, capacità di produrre vini di qualità e dotati di identità territoriale, specificità socio-culturali, valori storico-artistici dei differenziati sistemi vitivinicoli locali”, il futuro dei bianchi prodotti tra Est veronese ed Ovest vicentino.
La priorità che ne consegue, e che sola potrà centrare l’obiettivo di creare curiosità, interesse e una maggiore conoscenza presso reali e potenziali consumatori sensibilizzando al consumo del vino di origine, è quindi la comunicazione dei valori delle tre Denominazioni attraverso strategie di marketing coordinato.

Target del progetto, che punta alla valorizzazione del territorio, all’analisi della percezione qualitativa da parte del consumatore e al trasferimento allo stesso dei valori dell’area, non sarà solo il consumatore, ma anche il trade.
Se l’obiettivo rimane la vetrina di Prowein 2006, dove il Distretto si presenterà con proprio stand, il lavoro inizierà ora con l’incarico ad esperti di comunicazione per la realizzazione, gestione e distribuzione, di progetti grafici e creativi capaci di presentare i valori enologici dell’intera area. Come dire che solo investendo in comunicazione è possibile restituire l’appeal emotivo a tre tra i più grandi bianchi veneti.
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15 febbraio 2005
• 1000 SOMMELIER PER IL SOAVE.
Una Soave sorpresa per i 1000 sommelier che lo scorso 31 gennaio hanno partecipato all’evento “Il Soave: autoctono per natura” presentato dal Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave e da Bibenda al Cavalieri Hilton di Roma.
Un evento didattico e di degustazione votato al tema di questo vino da territorio o meglio da territori. A Roma sono infatti stati presentati una serie di Soave per tracciare un ideale itinerario attraverso le Valli della DOC tra pendenze, altitudini, suoli calcarei o vulcanici, varietà e cloni.
Il confronto, guidato dal presidente del Consorzio Arturo Stocchetti, ha delineato chiaramente qual è la potenzialità in termini di carattere ed originalità della garganega che solo qui sa esprimersi a questi livelli, lasciando intatte le sue peculiari caratteristiche di tipicità.

Anche Antonio Paolini, noto giornalista del Messaggero ha sottolineato la nuova mentalità produttiva della zona del Soave (è imminente la pubblicazione di un suo ampio reportage sulla denominazione nel prossimo numero di TUTTOTURISMO).
Ci sono produttori che in pochi anni hanno sbriciolato tutti i pregiudizi valorizzando ogni singolo terroir.
Il Soave è un vino che non delude; un vino cordiale, amichevole, sincero, un vino vero che si può trovare in tutta Italia e che può accompagnare una vastissima gamma delle proposte gastronomiche made in Italy.Per Fabio Piccoli di Euposia questa è una zona fra le più attive in questi anni in Italia.
Il segreto di questo nuovo successo va sicuramente legato alla voglia di migliorare dei produttori credendo più fortemente nel legame instaurato tra il vitigno garganega ed il territorio.

Franco Maria Ricci, patron dei Sommelier romani, ha quindi voluto ringraziare i 35 produttori che hanno consentito ai tantissimi Sommelier, presenti al seminario ed alla degustazione, di anticipare un avvincente viaggio tra i grandi cru del Soave.
I vini presentati sono stati infatti accompagnati da una piccola carta d’ identità ed individuati sulla carta dei suoli - una sorta di anteprima dell’ importante lavoro di ricerca che vedrà impegnato il Consorzio e Veneto Agricoltura nei prossimi 2 anni.
Un appuntamento comunque importante per farsi conoscere da un pubblico preparato che è al contempo ambasciatore della qualità e filo diretto con il consumatore.
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10 gennaio 2005
• IL SOAVE ALL’HILTON DI ROMA CON L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER.
35 aziende, più di 150 vini, oltre 1000 bottiglie per la grande degustazione che il Mondo del Soave porterà a Roma il prossimo 31 gennaio 2005.
Soave, Soave Classico, Soave Superiore e Recioto di Soave DOCG i protagonisti di questa iniziativa rivolta a giornalisti, ristoratori e sommelier.
“Soave, autoctono per natura” il titolo ufficiale dell’evento, che si svolgerà nelle prestigiose sale dell’Hotel Cavalieri Hilton dalle 16.00 alle 21.30.
Oltre alle degustazione dei vini, organizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier di Roma, alle 18.00 ci sarà anche un seminario di approfondimento dedicato a “Il Soave dei grandi Cru”.

Una grande opportunità quindi, per conoscere meglio una denominazione che è riuscita a concertare tra i produttori progettualità, tutela e valorizzazione rilanciando con forza il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono puntando, con costanza e determinazione su un ottimale rapporto qualità/prezzo.
Una filosofia produttiva che ha sempre caratterizzato le aziende del Soave ma che si sta rivelando ancor più strategica negli ultimi anni.
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