Il Recioto di Soave
Nel
1998 è stato il primo vino veneto ad ottenere la Denominazione
di origine controllata e garantita. L’esistenza nel territorio
veronese di un vino bianco dolce, simile all’attuale Recioto
di Soave, è testimoniato ancora nel V secolo, nella famosa
epistola di Cassiodoro.
Il dotto ministro di re Teodorico rivolgendosi ai possessori veronesi
ricercava per gli ospiti della mensa reale, oltre l’acinatico
“rosso” quello “bianco” (cioè
l’attuale Recioto di Soave) che si doveva ottenere da uve
“scelte dalle domestiche pergole”, conservate in fruttati
fino all’inverno inoltrato, con i grappoli appesi.
Questo vino, secondo il richiedente, aveva “bella bianchezza
e chiara purità tanto che sembrava nato da gigli”.
L’uva con la quale si preparava l’acinatico era, a quel
tempo, genericamente chiamata “retica” e solo nel secolo
XIV, nell’opera del bolognese Pier De Crescenzi, troviamo
citata per la prima volta l’uva “garganica” che
poi si diffuse nel territorio veronese dove la troviamo, ancora
ai nostri giorni, predominante.
Indicazioni
più precise sulla preparazione del “Recioto”
vengono riportate, nel settecento, dal marchese Scipione Maffei,
il quale scrisse che:” il serbar l’uva fino a Dicembre,
lo spremerla poi delicatamente nel gran freddo e riporre il mosto,
senza metterla a bollire, conservandolo assai tempo prima di porvi
mano, è pur quello che con l’istesso plauso facciamo
ora onorandolo con il nome di “Santo”.
Un documento “storico” sulla tecnologia di preparazione
del “Recioto di Soave” è quello che ci ha lasciato
Giuseppe Beretta in un suo libro del 1841 nel quale appare questo
scritto: “Per vivo liquore io intendo quel vino che si cava
da uve naturalmente appassite le quali si spremono sotto lo strettoio
a cominciare da verno.
Siccome a fare questo vino conviene decantare e feltrare il mosto
fino che appaia netto da ogni sua parte grassa e soltanto in piccoli
barili, ed in luogo piuttosto freddo, si lascia fermentare, e senza
raspi né fiocini: così non potendo bollire che assai
lentamente, questo vino conserva intatta una qualche parte di materia
zuccherosa: la quale prerogativa è quella appunto, che da
ogni altro lo distingue.
Recioto
è un vocabolo dialettale della gente veronese, deriva da
“recia” che è la parte alta del grappolo
di Garganega quella più ricca di zuccheri e meglio esposta
all’insolazione. Poco prima della raccolta vera e propria
si opera una selezione dei grappoli migliori che poi vengono posti
sui graticci per l’appassimento. L’uva a riposo viene
costantemente seguita e pulita dai quattro ai sei mesi fino al momento
della pigiatura.
La fermentazione, spesso in piccoli botti, è lenta e molto
lunga.
Con il nuovo disciplinare di produzione il Recioto di Soave ha un
profilo più complesso ed elaborato diventando un grande vino
da meditazione.
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