Marted́, 8 lug 2008 - 23:27:12
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Ricerche

 

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GARGANEGA E TREBBIANO DI SOAVE, AUTOCTONI PER NATURA

garganegaIl mercato sembra in questo momento prestare una particolare attenzione ai vini che si identificano completamente con un determinato territorio e con uno o più specifici vitigni che in quel luogo si sono selezionati. Da qui l’esigenza sia di identificare e preservare questo patrimonio varietale, sia l’urgenza di ripristinare una più consistente variabilità nell’ambito dell’identità genetica di uno o più vitigni.

Il Soave, sia per storia che per dimensioni, può rappresentare un’originale punto di osservazione sull’evoluzione della selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato origine al vino.
Unica tra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronese, infatti, sin dall’inizio del secolo i ricercatori avevano individuato nel Soave questa identità legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenzia dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi consentito una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi ai massimi livelli qualitativi.

Garganega e Trebbiano di Soave, così come noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale tra vitigno ed ambiente cui l’uomo con la selezione prima massale, poi clonale, ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.
- La Garganega non possiede un’ aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia molto dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura. Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti, zuccheri e appunto acidità.
- Il Trebbiano di Soave (detto anche Nostrano o Turbiana) ha vissuto un periodo di importante notorietà nella prima metà del secolo, tanto che qualcuno consigliava di metterne due terzi nell’uvaggio. Il suo contributo nei profumi, la sua raffinata sapidità completano al meglio le qualità della Garganega.
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L’importanza e la consistenza dell’area non fanno temere certo la scomparsa di questi vitigni anche se in verità il Trebbiano ha corso questo rischio qualche anno fa.
Il vero problema, visto l’alto tasso di reimpianto dei vigneti, è quello di preservare il patrimonio genetico accumulato da queste varietà nel corso dei secoli.
Un rinnovo medio del 4% dei vigneti all’anno ipotizzando un’età media del vigneto di 35/40, per una denominazione che conta circa 7000 ha di vigneto, ha significato infatti un rinnovo di circa 280 ettari all’anno. Negli ultimi 20 anni sono stati quindi reimpiantati più di 5000 ettari di vigneto con i 6 cloni omologati.

vitigniIl rischio è quindi l’irrimediabile perdita di una variabilità genetica che è la sola garanzia per un ulteriore sviluppo qualitativo dell’area.
Il Consorzio ha quindi attivato da 3 anni con l’aiuto degli enti preposti, un qualificante progetto per identificare nelle aree collinari, che ancora offrono un ricco patrimonio di vecchie vigne, i biotipi di Garganega e Trebbiano di Soave che manifestano particolari caratteristiche di identità, diversità e qualità. I caratteri ricercati sono quelli di una maturazione più precoce, di un patrimonio aromatico più evidente con grappoli ed acini più piccoli.
Il progetto è quindi iniziato con:
- L’individuazione di un gruppo di ricerca tra i tecnici attualmente presenti sul territorio
- Recupero di tutte le esperienze fatte in questi anni da aziende singole o associate in sinergia con i vivaisti locali e non
- Selezione massale in campo ed individuazione di biotipi con caratteristiche morfologiche di un certo interesse, anche in funzione della meccanizzazione (fertilità basale), ripetuta per due anni
- Trasferimento dei biotipi individuati in campi di confronto per accertare l’influenza dell’ambiente.
- Qui si operano gli accertamenti sanitari nei confronti delle virosi e le ricerche sulle potenzialità produttive e sulla qualità
- impianto dei biotipi più interessanti già nei primi anni in pieno campo per anticipare dati concreti sulla produzione.

Ad oggi questo importante lavoro ha permesso di individuare almeno 10 nuovi biotipi di Garganega e 3 di Trebbiano di Soave, attualmente sotto osservazione sia dal punto di vista sanitario cha produttivo. I primi due nuovi cloni saranno omologati nei prossimi mesi.
Il Soave, con i nuovi disciplinari e con il riconoscimento della Docg al Soave Superiore, ha scelto da tempo la strada della diversificazione e questo progetto tutela del patrimonio genetico dei suoi vitigni, si collega ad altri progetti portati a termine in questi anni quali la zonazione viticola e la carta delle vigne nell’area classica.
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