Ricerche
- La Zonazione
- Microstruttura dell'acino
GARGANEGA E TREBBIANO DI SOAVE, AUTOCTONI PER NATURA
Il
mercato sembra in questo momento prestare una particolare attenzione
ai vini che si identificano completamente con un determinato
territorio e con uno o più specifici vitigni che
in quel luogo si sono selezionati. Da qui l’esigenza sia di
identificare e preservare questo patrimonio
varietale, sia l’urgenza di ripristinare una più
consistente variabilità nell’ambito dell’identità
genetica di uno o più vitigni.
Il Soave, sia per storia che per dimensioni, può
rappresentare un’originale punto di osservazione sull’evoluzione
della selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato
origine al vino.
Unica tra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronese,
infatti, sin dall’inizio del secolo i ricercatori avevano
individuato nel Soave questa identità legata all’origine
del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenzia dalle altre
aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi consentito
una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi
ai massimi livelli qualitativi.
Garganega e Trebbiano di Soave, così come
noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione
naturale tra vitigno ed ambiente cui l’uomo con la selezione
prima massale, poi clonale, ha dato in questi ultimi anni un particolare
contributo.
- La Garganega non possiede un’ aromaticità
spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla
e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico
molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una
buccia molto dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando
è matura. Non ha un’acidità preponderante ma
piuttosto un interessante equilibrio di estratti, zuccheri e appunto
acidità.
- Il Trebbiano di Soave (detto anche Nostrano o Turbiana)
ha vissuto un periodo di importante notorietà nella prima
metà del secolo, tanto che qualcuno consigliava di metterne
due terzi nell’uvaggio. Il suo contributo nei profumi, la
sua raffinata sapidità completano al meglio le qualità
della Garganega.

L’importanza e la consistenza dell’area non fanno temere
certo la scomparsa di questi vitigni anche se in verità il
Trebbiano ha corso questo rischio qualche anno fa.
Il vero problema, visto l’alto tasso di reimpianto dei
vigneti, è quello di preservare il patrimonio genetico accumulato
da queste varietà nel corso dei secoli.
Un rinnovo medio del 4% dei vigneti all’anno ipotizzando un’età
media del vigneto di 35/40, per una denominazione che conta circa
7000 ha di vigneto, ha significato infatti un rinnovo di circa 280
ettari all’anno. Negli ultimi 20 anni sono stati quindi reimpiantati
più di 5000 ettari di vigneto con i 6 cloni omologati.
Il
rischio è quindi l’irrimediabile perdita di una variabilità
genetica che è la sola garanzia per un ulteriore sviluppo
qualitativo dell’area.
Il Consorzio ha quindi attivato da 3 anni con l’aiuto
degli enti preposti, un qualificante progetto per identificare nelle
aree collinari, che ancora offrono un ricco patrimonio di vecchie
vigne, i biotipi di Garganega e Trebbiano di Soave
che manifestano particolari caratteristiche di identità,
diversità e qualità. I caratteri ricercati sono quelli
di una maturazione più precoce, di un patrimonio aromatico
più evidente con grappoli ed acini più piccoli.
Il progetto è quindi iniziato con:
- L’individuazione di un gruppo di ricerca tra i tecnici attualmente
presenti sul territorio
- Recupero di tutte le esperienze fatte in questi anni da aziende
singole o associate in sinergia con i vivaisti locali e non
- Selezione massale in campo ed individuazione di biotipi con caratteristiche
morfologiche di un certo interesse, anche in funzione della meccanizzazione
(fertilità basale), ripetuta per due anni
- Trasferimento dei biotipi individuati in campi di confronto per
accertare l’influenza dell’ambiente.
- Qui si operano gli accertamenti sanitari nei confronti delle virosi
e le ricerche sulle potenzialità produttive e sulla qualità
- impianto dei biotipi più interessanti già nei primi
anni in pieno campo per anticipare dati concreti sulla produzione.
Ad oggi questo importante lavoro ha permesso di individuare almeno
10 nuovi biotipi di Garganega e 3 di Trebbiano di Soave,
attualmente sotto osservazione sia dal punto di vista sanitario
cha produttivo. I primi due nuovi cloni saranno omologati nei prossimi
mesi.
Il Soave, con i nuovi disciplinari e con il riconoscimento della
Docg al Soave Superiore, ha scelto da tempo la strada della diversificazione
e questo progetto tutela del patrimonio genetico dei suoi vitigni,
si collega ad altri progetti portati a termine in questi anni quali
la zonazione viticola e la carta delle vigne nell’area classica.

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