Tipologie del Soave
SOAVE SUPERIORE DOCG
Questa
la carta d’identità della nuova DOCG.
La base ampelografica rimane quella storica del Soave con almeno
il 70% di Garganega: è consentito l’impiego, fino ad
un massimo del 30%, di Trebbiano di Soave, Chardonnay e Pinot Bianco,
mentre viene escluso il Trebbiano Toscano, che prima era consentito
sino al 15%.
La zona di produzione è limitata alla sola area collinare
già prevista per il Recioto di Soave DOCG. Nuove regole anche
per gli impianti: i vigneti nuovi dovranno essere solo a parete
(Guyot e cordone speronato) con almeno 4000 piante per ettaro, mentre
tra quelli piantati prima del 2002, sono ammesse spalliere, pergolette
inclinate e la pergoletta veronese mono o bilaterale.
La resa è ridotta a 70 ettolitri/ettaro, e il vino in bottiglia
ha una gradazione minima di 12 gradi alcool (12,5 per le tipologie
riserva) ed un importante estratto netto di 20 grammi per litro.
In tema di maturazione il Soave DOCG è messo al consumo solo
dal 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia e
previo affinamento in bottiglia per almeno tre mesi così
da salvaguardarnele caratteristiche di maturità e complessità.
Per i vini affinati almeno due anni è prevista l’introduzione
della tipologia Riserva. Una nuova sfida per il Soave che si riposiziona
in maniera importante rispetto ad altre DOC anche di recente costituzione,
riprendendo il suo posto di grande vino bianco italiano di territorio.
Da
questo vino ci si aspetta il massimo del Soave. Dunque non
solo freschezza, grande facilità di beva ma anche una ottima
capacità evolutiva, anche dieci anni nelle annate buone.
E’ indispensabile una zona di alto livello, una resa tenuta
decisamente sotto controllo, ciò non significa un cruento
abbassamento della produzione, piuttosto un rendimento della vite
che viva in perfetto equilibrio con la collina e con la sua vocazione
vigorosa.
Ogni grande bianco non può essere pronto in pochi mesi, dunque
un altro aspetto essenziale è la conservazione sulle fecce
per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento e della messa in
commercio. In questa fase il vino rivendica il suo vero carattere,
lo assimila, si stabilizza, è possibile che compia la fermentazione
malolattica, e dunque la sua fisionomia si fa più sfaccettata
ed interessante.
Il colore sarà più intenso pur mantenendo la brillantezza
che un bianco giovanile deve possedere; i profumi saranno
più profondi, non conta tanto l’ampiezza,
la Garganega non è infatti un vitigno con uno spettro degno
dei grandi vitigni aromatici, quanto la sua capacità di cambiare
durante l’assaggio e nel tempo, il vino deve essere inesauribile.
Dal punto di vista gastronomico, gli spazi sono molto ampi: qui non
si tratta solo di pesci ma si può andare verso elaborazioni
mediterranee, si può sfruttare il patrimonio minerale che
questo vino assume nel tempo per abbinarlo a piatti vegetali elaborati
con formaggi, e poi le uova, e poi le carni bianche. Insomma un
Soave grande e flessibile.

SOAVE DOC
Anche il disciplinare del Soave Doc, dopo 34 anni di storia, ha
subito un accurato restyling: un ruolo di primo piano lo riveste
il Soave Classico che arriva ad essere quasi una denominazione nella
denominazione, mentre per le aree di collina non comprese nella
zona classica è stata coniata la specifica Colli Scaligeri:
la base ampelografica è la stessa del Soave Superiore Docg
che mette in nuova evidenza solo i vitigni qualificanti con l’esclusione
del Trebbiano Toscano che prima, invece, era consentito sino ad
un massimo del 15%.
Per le tipologie legate alle zone collinari è stato anche
elevato di mezzo grado il titolo alcolico minimo e l’estratto
secco è stato portato a 18 grammi/litro. I nuovi impianti
dovranno essere solo a spalliera semplice o doppia, a pergola unilaterale
semplice e pergoletta veronese mono o bilaterale: in tutti i casi
dovranno esserci non meno di 3300 piante/ettaro.
Per tutti, Soave, Soave Classico e Soave Colli Scaligeri, il disciplinare
post revisione ha provveduto quindi ad innalzare i parametri importanti
per la qualità, vale a dire gradazione alcolica ed estratto
secco netto. Una nuova sfida per il Soave che si riposiziona in
maniera importante rispetto ad altre Doc anche di recente costituzione,
riprendendo il suo posto di grande vino bianco italiano di territorio;
nuove regole quindi ai produttori e più chiarezza al consumatore.
Soave
DOC
Può essere considerato il vino bianco italiano per
eccellenza. E’ un vino utile, efficace, essenziale ottenuto
senza perdere né fragranza né leggerezza ma caratterizzato
piuttosto da una vibrante vivacità.
Il Soave Doc è un vino ideale per accompagnare il consumatore
nella sua quotidianità senza impegno ma con affidabilità.
Dal punto di vista organolettico ha un colore delicato, un naso
nitido ed uno sviluppo gustativo rapido ed appagante che non induce
ad assuefazione neppure dopo lunghi periodi di consumo.
Soave
Classico DOC
E’ senz’altro un vino bianco più ambizioso,
ottenuto nella fascia collinare dei comuni di Soave e Monteforte.
Il Soave Classico con la sua lunghezza e capacità di evolversi
positivamente anche per alcuni anni è in grado di stupire
senza chiedere troppo al consumatore.
E’ ideale negli abbinamenti con zuppe, primi piatti, le minestre
ed in genere con le pietanze gustose e leggere del vivere moderno.
Ha capacità di evolversi con profumi lievemente minerali
con gusto pieno ed autorevole ed al tempo stesso delicato.
Soave
Spumante DOC
Questo spumante dal gusto moderno e seducente conserva
a pieno titolo la nobiltà di una tradizione importante.
E’ la versatilità stessa della Garganega, il vitigno
per eccellenza del Soave a dare comunque carattere ed identità
a questo vino.
Uve perfette, lieviti selezionati, una vinificazione accurata, una
prolungata permanenza sulle fecce del vino, ci regala un brut
dal “perlage” fine e persistente con profumi eleganti,
fragrante ed armonico in bocca ideale per antipasti e per
tanti momenti della festa.
RECIOTO
DI SOAVE DOCG ( vai alla sez.
dedicata )

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