Uve
Per
una denominazione di origine la base ampelografica è
uno degli elementi fondamentali insieme con il territorio, la zona
di produzione e la tecnica colturale. Il Soave, sia per storia che
per dimensioni, può rappresentare un’originale punto
di osservazione sull’evoluzione della selezione e della tutela
del patrimonio viticolo che ha dato origine al vino.
Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato
nel territorio di Soave, unica tra le zone storiche di produzione
dei vini pregiati veronesi, una specifica identità legata
all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenziava
dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi consentito
una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi
ai massimi livelli qualitativi.
La zona di produzione del Soave è situata nella parte
orientale dell’arco collinare della provincia di Verona (a
nord dell’autostrada serenisssima, tra il 10° e il 25°
km. della VR-VE).
Essa comprende in tutto o in una parte i territori dei comuni di
Soave, Monteforte, San Martino B.A., Lavagno, Mezzane, Cladiero,
Colognola, Ilassi, Cazzano, San Bonifacio, Roncà, Montecchia
e S. Giovanni Ilarione.
Dal punto di vista climatico l’intera zona è favorita
da un clima mite e temperato con inverni non eccessivamente
rigidi ed estati piuttosto temperate.
L’uso della specificazione “CLASSICO” in aggiunta
alla denominazione “SOAVE” , è riservato al prodotto
ottenuto da uve raccolte e vinificate nei territori dei comuni di
Soave e Monteforte d’Alpone, nei quali si trova la
zona originaria più antica, detta “zona storica”.
Garganega e Trebbiano di Soave, così come noi oggi
li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale
tra vitigno ed ambiente a cui l’uomo ha dato in questi ultimi
anni un particolare contributo.

La
Garganega, il vitigno principale della denominazione, ha trovato
nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari
che caratterizzano le valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi
e di Mezzane.
Nel vasto e qualificato panorama dei pregiati vini veronesi solo
in queste colline di terreno tufaceo di origine vulcanica con importanti
affioramenti calcarei si è andata a realizzare questa ideale
simbiosi di ambiente e vitigno per la produzione di grandi vini
bianchi di qualità.
La Garganega non possiede una aromaticità spiccata ma un
piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi
sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo,
tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e
particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura.
Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un interessante
equilibrio di estratti e zuccheri.
Il
Trebbiano di Soave storicamente molto presente nei vigneti
ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega.
Solo in questi ultimi anni sta riproponendosi come ideale partner
per tracciare nuovi profili enologici per il Soave del futuro combinando
la sua sapidità e vivacità con la struttura e la densità
tipiche della garganega.

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