Le colline vitate del Soave: una grande opportunità per la doc

Pubblicato il 21 marzo 2016

Le colline vitate del Soave: una grande opportunità per la doc

Le colline vitate del Soave: una grande opportunità per la doc

Nell’incontro di sabato 19 marzo sarà illustrata la valenza strategica del riconoscimento ministeriale e ne saranno analizzate le potenzialità

Comunicato stampa n.5/2016 del Consorzio del Soave

 

Competizione tra comprensori produttivi per una emulazione costruttiva a vantaggio delle zone vocate alla viticoltura. Di questo si parlerà nel convegno “Le Colline Vitate del Soave paesaggio storico italiano” questo sabato 19 marzo alle 16.30 nella chiesa di San Rocco, in collaborazione con l’Imperial Castellania di Suavia. L’incontro, coordinato dal Consorzio di Tutela, si propone di illustrare in dettaglio gli effetti concreti e i potenziali vantaggi per il comprensorio del Soave dopo il riconoscimento ministeriale di “Paesaggio rurale di interesse storico”.

All’incontro parteciperanno:

 

Annalisa Mancini, presidente dell’Imperial Castellania

Lino Gambaretto, sindaco di Soave

Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave

Aldo Lorenzoni, direttore del consorzio del Soave

Viviana Ferrario, docente dello IUAV di Venezia

 

 

«Il contesto vitienologico oggi si caratterizza più per una competizione tra territori che tra aziende – sottolinea Aldo Lorenzoni -. Poter presentare il Soave come un sistema produttivo da sempre coerente con la sua identità paesaggistica e stilistica ci consente di accreditare le colline del Soave come uno dei vigneti più identitari e storicizzati d’Italia. Suolo vulcanico, pergola veronese, viticoltura eroica, piccole aziende, garganega e trebbiano, costituiscono un unicum assolutamente inimitabile, un mosaico di contenuti ricco di significati da comunicare, un’opportunità in più per le tante aziende che credono fortemente nella vocazione enologica di questo territorio».

 

Il Ministero delle Politiche agricole e forestali ha ufficialmente inserito la zona produttiva del Soave nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali” in quanto ha riconosciuto  nell’area produttiva del Soave «un alto grado di integrità in termini di conservazione della destinazione agricola delle colline; il presidio storico vitivinicolo gioca un ruolo fondamentale non solo per l’attualità ma anche per il futuro; la ridotta urbanizzazione nell’area collinare assicura la qualità del paesaggio ed è sostenuta soprattutto dalla struttura produttiva del Soave e dal consorzio dei produttori che li riunisce».

Con la dicitura Le Colline vitate del Soave” quindi la doc dell’Est Veronese è la prima in Italia, assieme al Conegliano Valdobbiadene e al Parco Rurale del Paesaggio Appenninico di Moscheta, ad ottenere questo prestigioso riconoscimento, dopo l’analisi di 123 zone produttive dell’agroalimentare italiano, e dopo aver considerato 35 candidature.

L’Osservatorio Nazionale del Paesaggio, istituito con decreto ministeriale n.17070 del 19 novembre 2012, oltre a censire i paesaggi, le pratiche agricole e le conoscenze tradizionali ritenute di particolare valore, promuove le attività di ricerca che approfondiscono i valori connessi con il paesaggio rurale, la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione, anche al fine di preservare la diversità bio-culturale.

Elabora inoltre i principi generali e le linee guida per la tutela e valorizzazione del paesaggio rurale con particolare riferimento agli interventi previsti dalla politica agricola comune.

 

Evidente la valenza storico-rurale del comprensorio produttivo del Soave al cui interno, nella zona classica, sono stati individuati 1700 ettari collinari, microparcellizati, coltivati secondo le tecniche della viticoltura eroica. Risale infatti al 1816 la prima mappa, tratta dal catasto napoleonico, che censisce i vigneti del Soave, in base alla quale poi nel 1931, con decreto regio, è stata istituita la prima denominazione italiana. In questa zona – percepita come isola non urbanizzata nella campagna veneta – sono ancora oggi presenti elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento come la pergola, muretti a secco. Esistono inoltre vigneti di oltre 100 anni, tutt’oggi produttivi.

 

Il Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico introduce di fatto un radicale cambiamento di visione che pone l’uomo al centro del contesto agricolo, non più come soggetto che turba l’ecosistema esistente con una forma di agricoltura intensiva ma, al contrario, come artefice principale nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione del paesaggio.

Farne parte significa per il Consorzio del Soave operare insieme al Ministero per definire “la significatività, integrità e vulnerabilità” del paesaggio rurale, tenendo conto sia delle valutazioni scientifiche, sia dell’importanza delle comunità e dei soggetti che operano in questa zona.

 

 

 

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